Culture
Le donne dell'editoria/ Paola Gallo (Einaudi): "Ecco perché non temo il self-publishing". E sull'atteso nuovo romanzo di Piccolo...
di Antonio Prudenzano
su Twitter: @PrudenzanoAnton
EDITORIA, MESTIERE PER DONNE (DATI ALLA MANO) Non solo le lettrici prevalgono nettamente sui lettori (non a caso, l’industria libraria tende a concentrare l’attenzione sul target femminile). Ma, dati alla mano, l'editoria stessa è sempre più un mestiere per donne. Se, ad esempio, si prendono in considerazione i risultati dell’inchiesta “EditoriaInvisibile” (sul fenomeno del lavoro precario nell'editoria libraria), su 1.073 lavoratori che hanno risposto al questionario online, il 74% sono state donne. Anche l'Aie (poco più di un anno fa) ha promosso una ricerca (su dati del 2011) dedicata alle donne nell'editoria, dalla quale è emerso che rispetto ai decenni precedenti la percentuale di donne che lavorano in questo mondo ha subito un incremento notevole: solo nella piccola editoria le donne hanno in mano il 49% delle funzioni dirigenziali e di responsabilità; in generale, i nuovi “ingressi” sono stabilmente, e per oltre il 64%, femminili; le donne sono anche più attente all’aggiornamento professionale: oltre 12 punti le separano dai colleghi maschi che frequentano i corsi. Nella media e grande editoria, invece, non sono (ancora) tante le donne che occupano posizioni di vertice, ma sono in costante aumento; in libreria, infine, le libraie sopravanzano ampiamente gli uomini (71,8%). Ecco perché Affaritaliani.it ha deciso di dar voce ad alcune delle donne protagoniste, in ruoli diversi, in questo ambiente. Per provare a capire se esiste un approccio femminile al “fare i libri”…
LE INTERVISTE DELLA SERIE "LE DONNE DELL'EDITORIA"
-Teresa Cremisi (Flammarion) ad Affaritaliani.it: "Non è l'e-book a preoccuparmi, ma un'eventuale evoluzione dei costumi..." - Intervista del 9/7/13
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In Italia, anche al tempo dell’ascesa del self-publishing, per gran parte degli scrittori (e aspiranti tali) il sogno resta pubblicare con Einaudi. E a Torino, in via Biancamano, ad avere da otto anni la responsabilità della narrativa italiana contemporanea dello Struzzo è Paola Gallo, che lavora da sempre con Dalia Oggero, coadiuvata da due junior editor, Angela Rastelli e Marco Peano. Nata a Torino il 14 giugno 1967, ha cominciato a lavorare in Einaudi dal ’93 (“Ho iniziato nella redazione dei tascabili, dove ho imparato il valore del catalogo, e cosa significa mettere – o rimettere – un libro sul mercato. Poi ho lavorato alla narrativa straniera, francese in particolare”, ci aveva raccontato in una precedente intervista). Affaritaliani.it l’ha incontrata nell’ambito della serie dedicata alle "donne dell’editoria".

(foto Monica Aldi)
Dati alla mano, l’editoria è sempre più un mestiere per donne: esiste un approccio femminile a questo mestiere?
"In genere, quando un mestiere diventa 'per donne', significa che non è particolarmente remunerativo… Non lo so, se esiste un approccio femminile. Naturalmente tutte le caratteristiche individuali entrano in gioco, soprattutto quando si tratta di un lavoro che ha a che fare con le relazioni, e le caratteristiche di genere non sono mai irrilevanti. Se per approccio femminile s’intende propensione all’ascolto, accoglienza, spirito di sacrificio e così via, mi rifiuto di invocarle come una specificità. Delle donne dell’editoria mi piacciono la fantasia e la capacità di divertirsi. Con Dalia, per esempio, fin dall’inizio, discutere di libri è stato sempre bellissimo e stimolante. A volte ci sembra di avere un cervello in due, alcuni autori ipotizzavano che avessimo anche lo stesso marito. E ora anche con Angela e Marco le riunioni di redazione, gli sms a tarda notte per commentare un libro nuovo, gli incidenti di percorso, le idee, le scoperte, sono tutte occasioni e possibilità".
Lei lavora a stretto contatto con autori affermati e altri più giovani, e quotidianamente si fa carico delle loro ansie. Un buon editor di narrativa italiana deve quindi anche essere un discreto psicologo?
"Uno psicologo sicuramente no. Certo, è necessario avere una buona tenuta emotiva. Diciamo che un buon editor di narrativa italiana dovrebbe piuttosto avere un discreto psicologo… Battute a parte, la vicinanza con gli autori è l'aspetto più bello del nostro lavoro; spesso c’è anche una vicinanza affettiva, e in ogni caso farsi carico delle loro difficoltà è una delle responsabilità che ci assumiamo. Le loro ansie, specie nei momenti complicati come questo, non sono sempre ingiustificate".
Veniamo alle vostre prossime uscite: quali novità state preparando per la seconda parte del 2013 per le tre collane che avete a disposizione, Supercoralli, Coralli e Arcipelago?
“La stagione autunnale dei Supercoralli si apre con un libro di cui siamo felici: Le attenuanti sentimentali di Antonio Pascale. Dopo tanti anni Antonio torna alla narrativa, e lo fa con un libro particolarissimo, acuto e divertente, puntuale e divagante, con un protagonista assolutamente irresistibile, capace davvero di raccontare la contemporaneità.
Nei Coralli, cominciamo con due scrittrici molto diverse: la prima è un’esordiente, Luisa Brancaccio, che nel ‘96 firmò un racconto con Niccolò Ammaniti, e ora ci ha conquistati con un romanzo abrasivo e feroce, con due figure femminili difficili da dimenticare. S’intitola Stanno tutti bene tranne me. La seconda invece è una conferma: Elena Loewenthal torna ai temi e ai toni di Conta le stelle, se puoi con una storia suggestiva e potente, di rinascita e sgomento, che prende il nome da un verso di Primo Levi: La lenta nevicata dei giorni.
Nell’Arcipelago, L’importanza dei luoghi comuni di Marcello Fois: un 'dramma da camera' tesissimo, un po’ sul modello di Carnage di Polanski: è un dialogo tra due sorelle, di ritorno nella casa del padre. Marcello ci ricorda che parlando si possono costruire e distruggere mondi".
C’è molta attesa per il nuovo libro di Francesco Piccolo: quando lo leggeremo?
“Il desiderio di essere come tutti esce a fine ottobre, ed è un romanzo portentoso”.
Per l’inizio del 2014 sono in programma dei debutti?
"Il primo esordio puro dell’inizio dell’anno è il libro di Valentina Diana, drammaturga e attrice di teatro. Uno di quei testi che noi ci siamo portati a casa la sera per leggerli a tavola, che ci hanno fatti ridere fino a tarda notte, di cui ci raccontiamo gli episodi durante la pausa caffè. Diciamo che è uno sguardo un po’ controcorrente, e molto liberatorio, sul rapporto con l’adolescenza dei figli. Lo dico con cognizione di causa, le madri italiane non ne possono più di sentirsi sempre in colpa”.
C’è un autore che da tempo prova a portare in casa Einaudi senza riuscirci?
"Solo uno? Ma è come innamorarsi di un uomo sposato: fino a quando il suo matrimonio non va in crisi, sono solo batticuori e sospiri".
Quest’anno Einaudi non è stata protagonista al premio Strega. Tornerete in gara l’anno prossimo?
“Chi lo sa. I libri ci sono…”
Valerio Magrelli è in cinquina al premio Campiello con “Geologia di un padre”, un testo autobiografico particolarmente intenso. Pensa che possa convincere la giuria popolare?
“Sarebbe meraviglioso che vincesse la scrittura immaginifica di un poeta. Geologia di un padre dimostra a ogni riga che grazie allo splendore dello stile si può raccontare una storia nitida e umana, e produrre folgorazioni in tutti i tipi di lettori".
La crisi che da un paio d’anni coinvolge anche il mercato librario in che modo condiziona le sue scelte di editor?
“Non condiziona le scelte, ma non semplifica il lavoro. L’effetto che vediamo con più evidenza è che diventa progressivamente più difficile fare spazio agli autori nuovi. I lettori, i librai, persino i giornali, tendono ad andare sul sicuro. Dopo l’ubriacatura degli esordienti miracolo degli anni scorsi, oggi dare visibilità a un autore sconosciuto è particolarmente complicato. Se usciamo dalle angustie del mercato librario e proviamo a leggere questo atteggiamento su scala sociale e nazionale, non è così sorprendente e non mette allegria”.
In classifica anche quest’estate sono tornati i romanzi erotici. La novità è che ora li scrivono le autrici italiane, e case editrici grandi e piccole ci stanno puntando. Einaudi pubblicherebbe mai un romanzo erotico italiano?
"Non certo perché è di moda. Ma un bellissimo romanzo erotico, certo, perché no?".
Da responsabile della narrativa italiana di una casa editrice storica, come si approccia al fenomeno del self-publishing, che ha ormai messo piede anche in Italia? Lo teme?
"Qualsiasi editor creda nel senso del proprio mestiere sa di essere fallibile, di non essere un buon lettore di tutti i libri – e però nello stesso tempo sa quanta strada fanno i testi dentro la casa editrice, quanta strada fanno gli autori quando trovano un interlocutore capace di sintonizzarsi con la loro scrittura e con il loro percorso nel tempo. Perciò no, il self-publishing non mi spaventa. Gli autori che sentono il bisogno di confrontarsi continueranno a cercare il dialogo e la collaborazione con i loro editori. Per chi concepisce le case editrici come stamperie, certo, il discorso è diverso. E poi, da novembre a oggi sono arrivati alla casella di posta dell’Einaudi qualcosa come 4000 dattiloscritti, noi possiamo pubblicarne uno o due all’anno: è confortante sapere che gli altri 3998 avranno altre strade da percorrere”.
Ha mai pensato di scrivere un romanzo?
“Fortunatamente no”.