Culture

Mostre/ L’ambientazione dinamica di Umberto Boccioni

Nel primo centenario della sua morte, Milano rende omaggio all'artista

di Simonetta M. Rodinò

Umberto Boccioni, due anime. Insofferente, insoddisfatto, malinconico e insieme sempre alla ricerca di rinnovamento. Epigono di una generazione di disperati e “maledetti” - Baudelaire, Rimbaud, Van Gogh, Modigliani….- e sostenitore di un gruppo che rincorre il progresso.

Nel primo centenario della sua morte, Milano gli rende omaggio con la mostra “Umberto Boccioni (1882 – 1916). Genio e Memoria”, da mercoledì nelle sale di Palazzo Reale. L’ampia rassegna ha un taglio filologico e scientifico ed è il frutto di una ricerca scrupolosa allo scopo di integrare i tanti documenti originali raccolti con le opere visive. 

Dei circa 300 disegni, dipinti, sculture, incisioni, fotografie d’epoca, libri, riviste e documenti esposti, anche di artisti che influenzarono o condivisero con l’autore frammenti di vita, cento sono i disegni di Boccioni e 38 i suoi dipinti. 

Il percorso dell’esposizione, dal ritmo serrato, si snoda cronologicamente e per temi. All’artista del primo decennio del Novecento piacciono le campagne e gli scorci di paese, dopo il 1909 entrano le periferie che man mano assumono una fisionomia industriale, fino alle immagini della città nel suo turbinio di strade. Nella  formazione della sua personalità c’è l’intenso rapporto con la madre, che attraversa un po’ tutta la mostra.

Ma non solo. Interessante è la chiave di lettura voluta dai curatori Francesca Rossi e Agostino Contò: una continua ricerca di relazioni per affinità e differenze tra le opere boccioniane e quelle dei suoi contemporanei, in un gioco brillante di assonanze e diversità.

Dominante è il ruolo della grafica, per Boccioni principale strumento di ricerca. Così come molte sono le sue pubblicazioni esposte: alcuni libri, diari, fotografie e illustrazioni, ma soprattutto un singolare “Atlante” d’immagini realizzate dall’artista nella sua fase pre-futurista, alcune delle quali sono presentate in mostra – tra cui Richard Miller, La Vecchia; Jacques Emile Blanche, Il Cherubino di Mozart – e poste accanto a quelle di Boccioni per verificarne la relazione artistica.

L’iter creativo dell’autore, dal divisionismo di impronta naturalistica al simbolismo, dal cubismo al futurismo a quello che sembra potesse essere un superamento, ebbe una brusca interruzione. Se non fosse morto così giovane, cosa avrebbe potuto realizzare questo potenziale genio?

“Umberto Boccioni ( 1882 - 1916). Genio e Memoria”

Palazzo Reale -  Piazza Duomo 12 - Milano

23 marzo - 10 luglio 2016

Orari: lunedì 14.30-19.30; martedì, mercoledì, venerdì e domenica 9.30-19.30; giovedì e sabato 9.30-22.30

Ingressi: intero € 13 -  ridotto € 11

www.palazzorealemilano.it