Economia

La Bce boccia il Danish Compromise nell’opa di BancoBpm su Anima. E ora?

L’istituto di Piazza Meda non potrà contare sulla norma che consente di ridurre l’assorbimento di capitale. E il titolo cala a Piazza Affari. I tre fronti di Unicredit

La Bce boccia il Danish Compromise nell’opa di BancoBpm su Anima. E ora? L'analisi 

Una doccia fredda per BancoBpm arriva da Francoforte. La Bce, infatti, ha bocciato l’applicazione del Danish Compromise nell’opa che Piazza Meda ha lanciato su Anima – e che ha già superato il 50% delle adesioni dopo che Francesco Gaetano Caltagirone ha raggiungo il 5,84% del capitale – determinando un brusco calo delle valutazioni del Banco a Piazza Affari.

Il Danish Compromise, è bene ricordarlo, introdotto nel 2012, è una misura di mitigazione che consente alle banche di ridurre l’assorbimento di capitale regolamentare quando acquisiscono partecipazioni in società assicurative. Questo strumento è stato concepito per favorire il consolidamento nel sistema finanziario europeo, permettendo alle banche di diversificare i propri rischi attraverso l’integrazione con compagnie. Ma attenzione, nulla è ancora definito perché dovrà essere l’Eba a dare il definitivo parere.

Non è un dettaglio di poco conto se si prendono in considerazione due temi. Il primo, squisitamente di carattere finanziario, riguarda il parametro CET1, che fotografa la solidità di una banca. Senza Danish Compromise quello di BancoBpm scenderebbe in zona 12%, un po’ al di sotto della media continentale. Ma la versione di Piazza Meda è opposta: anche senza l'applicazione della normativa europea, il Cet1 resterebbe intorno al 13% con un payout dell'utile dell'80% netto.

Il secondo aspetto, invece, riguarda il risiko bancario. Unicredit attendeva con ansia la delibera della Bce per decidere se rilanciare o meno l’offerta per l’Ops sul Banco. Dopo che nelle scorse settimane la proposta recapitata da Andrea Orcel agli azionisti era risultata a sconto, oggi con il livellamento verso il basso del titolo di BancoBpm siamo intorno ai valori previsti da Piazza Gae Aulenti. Certo, si può obiettare che non esiste opa che non preveda un premo per gli azionisti. Ma al momento la situazione rimane convulsa. E qualcuno teme che la prevista strategia di Unicredit di assorbire BancoBpm potrebbe rischiare di ridurre l'offerta alle pmi, soprattutto lombarde e del Triveneto.

C’è però un ulteriore passaggio che Affaritaliani può riferire. Pare che nel top management di Unicredit si parli di tre operazioni in corso. Se la prima è l’Ops su BancoBpm e la seconda è l’analoga situazione con Commerzbank in Germania, qual è la terza? È evidente che si parla di Generali e lo si fa perché l’acquisto di un pacchetto azionario (almeno) del 5% - ma c’è chi parla di un 9% - rappresenta per Orcel la ghiotta opportunità per portare Unicredit al centro del mercato finanziario italiano. Ma c’è di più: qualcuno sospetta addirittura che Piazza Gae Aulenti potrebbe perfino puntare al controllo di Generali, anche se per il momento sembra ancora fantafinanza. Una mossa, tra l’altro, che costringerebbe a una immediata risposta anche l’Intesa Sanpaolo di Carlo Messina, che ha congelato qualsiasi mossa alla sua (scontata) rielezione come Ceo dell’istituto. Ma se Orcel dovesse mai immaginare di muovere sul Leone, è naturale che Ca’ De Sass dovrebbe rispondere rapidamente. E il risiko bancario diventerebbe un vero e proprio tsunami.

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