Economia
Canguri su Open Fiber. Il metodo Macquarie. Rumors
Cosa e come agisce il fondo pronto a predersi un pezzo di rete italiana
Canguri pronti a saltare su Open Fiber e a prendersi un pezzo di telecomunicazioni italiane. Ma chi sono, veramente? Lo rivela oggi il Fatto.
Macquarie, gruppo finanziario australiano attivo in 31 Paesi, ha nel mirino due succulenti bocconi italiani: l’88% di Autostrade messo in vendita da Atlantia della famiglia Benetton e il 50% di Open Fiber, la società di reti digitali a banda larga che deve fondersi con la rete di Telecom Italia, per la quale Macquarie ha offerto circa 2,65 miliardi a Enel.
Punta di lancia del gruppo, racconta il Fatto, è Mam, la divisione di asset management con asset per 300 miliardi di euro. Attraverso la controllata Macquarie Infrastructure and Real Assets (Mira), Mam è il maggior gestore patrimoniale di infrastrutture al mondo con un portafoglio di oltre 150 asset che vale 125 miliardi (57 dei quali in Europa), tra i quali 48mila chilometri quadrati di terre agricole in Australia e Brasile, suppergiù la somma di Sardegna e Lombardia.
Mira, scrive il quotidiano fondato da Antonio Padellaro, analizza infrastrutture di settori regolati, come autostrade, porti, aeroporti, ferrovie, metropolitane, gasdotti, multiutility, società elettriche, reti in fibra ottica, e li acquista o gestisce in concessione usando una piccola base di capitale proprio (2-3% dell’investimento) e prendendo a prestito il resto. Poi li “impacchetta” nei suoi fondi e vende le quote a investitori istituzionali che accorrono perché, in tempi di tassi sottozero, queste rendono molto e sono garantite da beni reali.