Economia

Credit Suisse sotto accusa per aver nascosto i soldi dei nazisti argentini

a cura di Redazione

La banca, finita nel mirino del Centro Simon Wiesenthal e della Commissione finanze del Senato Usa, si difende: "Nessun conto sospetto"

Credit Suisse è accusata di aver nascosto capitali di nazisti argentini

Ancora guai per Credit Suisse, il colosso bancario svizzero salvato dal fallimento il 19 marzo scorso grazie a un esborso di 109 miliardi di franchi da parte della Confederazione elvetica e all’integrazione con il concorrente Ubs. Adesso si ritrova con l’accusa di aver gestito, a partire dagli anni ’30, capitali di nazisti argentini. La denuncia arriva dal Centro Simon Wiesenthal, una Ong ebraica impegnata nella conservazione della memoria dell’Olocausto con sede a Los Angeles, oltre che dalla Commissione finanze del Senato Usa

L'inchiesta forense ha rivelato almeno 99 conti di alti funzionari nazisti in Germania o di membri di gruppi affiliati al nazismo in Argentina, la maggior parte dei quali non erano stati resi noti in precedenza. I rapporti "sollevano nuovi interrogativi sul potenziale sostegno della banca ai nazisti in fuga dalla giustizia dopo la Seconda guerra mondiale", ha affermato la Commissione. Inoltre, i parlamentari americani hanno criticato i "rapporti incompleti" che sono stati "inspiegabilmente" ostacolati da restrizioni. 

Dal canto suo, la banca elvetica ha dichiarato di voler "cooperare pienamente" con l'inchiesta della Commissione, sottolineando che " si è impegnato a continuare le proprie indagini sulle questioni ancora aperte". Tuttavia ha respinto le  affermazioni del Simon Wiesenthal Center, che già nel 2020 aveva portato alla luce le accuse di possibili conti legati al nazismo presso la seconda banca svizzera.

Credit Suisse, infatti, aveva avviato un'indagine interna dopo che il Simon Wiesenthal Center dichiarò di essere in possesso di informazioni secondo le quali la banca deteneva conti potenzialmente legati al nazismo che non erano stati rivelati in precedenza, anche durante una serie di indagini sull'Olocausto negli anni Novanta. Alla fine di quel decennio, le banche svizzere hanno accettato di pagare circa 1,25 miliardi di dollari alle vittime del nazismo e alle loro famiglie, accusate di aver sottratto, nascosto o inviato ai nazisti centinaia di milioni di dollari di proprietà ebraiche.