Economia

Dazi, Parmigiano Reggiano a 55 euro e rincari di migliaia di euro per le auto. Ecco come cambiano i prezzi

Il rischio più grande di questa nuova politica protezionista non è solo l’aumento dei prezzi per i consumatori americani, ma l’escalation di una guerra commerciale globale

di redazione economia

L'effetto dei dazi sulle tasche americane e sui beni importati dall'Ue

Con i dazi di Trump comincia una nuova era nei rapporti tra gli Stati Uniti e il resto del mondo, soprattutto con l'Europa. Tariffe minime del 10% per tutti, che salgono al 20% per i prodotti importati dall'Ue, al 34% per la Cina, con picchi fino al 50% per una sessantina di Paesi. "I dazi sono peggio di quanto temuto", soprattutto per l'Europa e la Cina, dichiarano gli analisti di Barclays. E sebbene vi siano margini di negoziazione, le tariffe elevate e l'incertezza persistente aumentano il rischio di recessione per gli Usa. 

Ma cosa significa concretamente per i prezzi dei beni? Il dazio al 20% sui prodotti agroalimentari Made in Italy comporterà un rincaro da 1,6 miliardi di dollari per i consumatori americani. Inoltre, si accentuerà, inevitabilmente, il fenomeno dell'italian sounding, con una maggiore diffusione di prodotti contraffatti, come evidenzia Coldiretti. Allo stesso modo il presidente del Consorzio Parmigiano Reggiano, Nicola Bertinelli, ha commentato: "Imporre dazi su un prodotto come il nostro aumenta solo il prezzo per i consumatori americani, senza proteggere realmente i produttori locali. È una scelta che danneggia tutti".

Ma i dazi non dovrebbero proteggere l’economia statunitense? In teoria sì, ma nella pratica il costo viene scaricato quasi interamente sui consumatori. Se gli Stati Uniti impongono un dazio di un euro per ogni chilo di formaggio importato, non sarà il produttore europeo a pagarlo, ma la società importatrice americana, che a sua volta lo trasferirà sui prezzi al dettaglio. Vediamolo nel dettaglio.

Tra i principali beni esportati dall'Ue verso gli USA, i prodotti farmaceutici rappresentano il 22,5% delle esportazioni totali, pari a circa 119,6 miliardi di euro nel 2024. L'introduzione di un dazio del 10% su questi prodotti aumenterebbe il prezzo di un farmaco da 1.000 a 1.100 euro.

Il settore automobilistico, che vale il 9,6% delle esportazioni europee per un totale di circa 51 miliardi di euro, subirebbe un colpo ancora più duro. Con un dazio del 25%, un'auto che oggi costa 30.000 euro arriverebbe a costarne 37.500. Per non perdere denaro, il grossista dovrà vendere la macchina a un prezzo superiore ma alla fine l’onere del dazio ricadrà sui consumatori, che si troveranno a pagare un prezzo più alto, penalizzando di conseguenza anche le case automobilistiche europee.

Forte stangata anche per uno dei prodotti italiani maggiormente importati negli Usa: il Parmigiano Reggiano. Con un dazio del 20%, le tariffe sul celebre formaggio nostrano passeranno infatti dal 15% al 35%. Il risultato? Il prezzo del Parmigiano Reggiano stagionato 24 mesi, che oggi si aggira intorno ai 44-45 euro al chilo, salirà a circa 55 euro. 

I macchinari industriali generali, che costituiscono il 6,4% delle esportazioni europee per un valore di circa 34 miliardi di euro, sarebbero anch'essi colpiti. Con un dazio del 15%, un macchinario da 50.000 euro subirebbe un aumento di 7.500 euro, disincentivando le aziende americane ad acquistare attrezzature europee. Nel settore alimentare, ancora peggio, sopratutto per il Made in Italy. Gli Stati Uniti sono il primo mercato per il vino italiano in termini di valore, con esportazioni annuali che superano i 2 miliardi di dollari. Con un dazio del 20%, una bottiglia di vino che oggi costa 20 euro arriverebbe a costarne 24, con un inevitabile calo della domanda.

Anche i produttori greci di formaggio feta, che esportano circa l'8% della loro produzione negli USA per un totale di 11.200 tonnellate, subiranno l’impatto delle nuove tariffe. Con un dazio del 10%, il prezzo al dettaglio della feta aumenterebbe da 10 a 11 euro al chilo. Non è esente dalle tariffe nemmeno il lusso, dove l’Italia e la Francia si piazzano come leader nell’esportazione di prodotti luxury verso gli Usa. Borse e accessori di marchi come Gucci, Prada e Louis Vuitton, spesso prodotti in Europa e venduti nel mercato americano con margini elevato subiranno inevitabilmente un aumento dei costi di importazione. Una borsa Louis Vuitton da 3.000 dollari, ad esempio, con un dazio del 10%, costerebbe 3.300 dollari. 

Di fronte a questa offensiva commerciale, la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha dichiarato che l'UE preferirebbe il dialogo, ma non esiterà a rispondere se necessari. Ovviamente il rischio più grande di questa nuova politica protezionista non è solo l’aumento dei prezzi per i consumatori americani, ma l’escalation di una guerra commerciale globale che potrebbe danneggiare tutti. Se l’Europa e gli altri Paesi colpiti decidessero di rispondere con dazi equivalenti, il costo finale per le economie di tutto il mondo potrebbe essere incalcolabile.

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