Economia

Formazione: il 2023 deve essere l'anno della definitiva digitalizzazione

di Francesco Valente

Non è ancora stato convertito il decreto del governo Draghi che prevedeva la digitalizzazione della formazione a tutti i livelli

Formazione: serve puntare sulla digitalizzazione

Se l’innovazione e i percorsi di digitalizzazione sono al centro del rilancio del sistema paese, è anche vero che le fondamenta della rivoluzione digitale debbano passare dalla formazione a tutti i livelli. Formazione che, come evinto anche dalla norma contenuta nel decreto legge 36 del 30 aprile 2022 utile all'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) e convertito con modificazioni il 29 giugno 2022, deve necessariamente passare anche dai docenti delle scuole secondarie ma non con le modalità più accessibili. 

Il decreto dell’allora Governo Draghi, inoltre, sarebbe dovuto essere adottato, con le caratteristiche tradizionali di accesso alla formazione, lo scorso 31 luglio ma a poche ore dalla fine del 2022 non è ancora avvenuto, a differenza di quanto annunciato nei giorni scorsi dal ministro dell'Università e della Ricerca Anna Maria Bernini.

Stante l’effettiva adozione, inevitabilmente posticipata al 2023, restano sul tavolo di discussione le modalità di accesso ai corsi di formazione, in antitesi con le velleità di promozione della digitalizzazione previsto dal PNRR, peraltro di concerto con l’Europa.

Lo stesso articolo 44 del decreto stabilisce che il percorso universitario e accademico di formazione iniziale, a frequenza obbligatoria, sia organizzato ed impartito con modalità di erogazione convenzionale. I percorsi, infatti, devono essere svolti interamente in presenza o, esclusivamente per le attività diverse dalle attività di tirocinio e di laboratorio, con modalità telematiche in misura comunque non superiore al 20% del totale. 

L’accesso, sia ai corsi sia alle modalità di abilitazione all’insegnamento, comprende quindi i 60 crediti formativi (i precedenti 24 cfu), da ottenere quasi esclusivamente in modalità in presenza, a scapito non solo degli insegnanti stesso ma anche a ricaduta sugli studenti. 

Enti, atenei e realtà abilitati dal MIUR a svolgere e promuovere i corsi in modalità esclusivamente telematica vengono estromessi dall’asse della formazione secondaria, quasi sempre su consiglio della CRUI, la conferenza dei rettori delle università italiane. Gli ostacoli a un’accelerazione dei processi digitali e di innovazione su questo versante sono quindi anche all’interno della norma contenuta nel decreto stesso, a cui aggiungere le difficoltà oggettive dell’aumento dei costi del carovita e degli spostamenti che con l’e-learning verrebbero abbattute. Nel lavoro, lo smart working ha fatto da apripista, la speranza è che l’insegnamento venga appreso dal Governo anche per la formazione.