Economia
Lagarde teme il colpo dei dazi sulla crescita europea. Le previsioni degli analisti
Una guerra commerciale rischia di spingere l’inflazione e frenare la crescita nell’eurozona, avverte Lagarde (Bce). I commenti degli analisti

Christine Lagarde
Lagarde avverte: i dazi minacciano la crescita dell’Eurozona. Le reazioni degli analisti
Se gli Stati Uniti imponessero dazi del 25% sulle importazioni europee e l’Ue rispondesse con misure equivalenti, le prospettive di inflazione "diventerebbero significativamente più incerte". Secondo le analisi della Bce, un simile provvedimento da parte di Washington comporterebbe una riduzione della crescita dell’area euro di circa 0,3 punti percentuali nel primo anno. Lo ha affermato la presidente della Bce, Christine Lagarde, durante un’audizione al Parlamento europeo. Ma quanto è realistico questo scenario? E soprattutto, quali sarebbero le conseguenze concrete?
"I dazi europei, previsti come contromisura rispetto alle nuove tariffe introdotte dagli Stati Uniti, hanno un impatto atteso di 26 miliardi di euro e determineranno sicuramente una spinta inflattiva", commenta con Affaritaliani.it Sara Armella, avvocato fiscalista e fondatrice dello studio Armella & Associati. E aggiunge: "La decisione della Commissione europea di mettere subito in atto una serie di contromisure, in reazione ai nuovi dazi introdotti dall'amministrazione Trump, interessa moltissimi settori produttivi: acciaio, alluminio, parti di macchinari, componenti meccaniche e metalliche, attrezzature industriali, elettrodomestici, prodotti in legno, abbigliamento, articoli tessili e una serie di prodotti agroalimentari come carne, prodotti ittici, latticini, frutta, zucchero."
L’esperta aggiunge poi un altro elemento chiave: "Tra le merci incluse nella black list vi sono una serie di prodotti simbolo del Made in USA, gli stessi che nel 2018 sono stati destinatari delle misure di ritorsione contro i dazi su acciaio e alluminio della prima amministrazione Trump, selezionati anche per la loro funzione simbolica e quindi le moto Harley Davidson, i jeans Levis, il bourbon whisky, il burro di arachidi, i succhi di frutta, gli aerei Boeing e una serie di altri prodotti caratteristici." E sottolinea infine: "Accanto alle misure automaticamente in vigore dal prossimo 1° aprile, data in cui scade il periodo di sospensione dei dazi introdotti nel 2018, la Commissione europea ha previsto una serie di nuove contromisure, che verranno identificate nelle prossime settimane."
Anche Michele Sansone, country manager di iBanFirst Italia, interviene sulla questione, commentando le dichiarazioni della Bce con Affaritaliani.it. L’esperto si concentra in particolare sugli effetti sui tassi di cambio e osserva: "La dichiarazione di Christine Lagarde, secondo cui un aumento dei dazi rafforzerebbe l'inflazione e rallenterebbe la crescita, appare coerente con le nostre valutazioni. Nel caso di un incremento del 20% dei dazi statunitensi sulle importazioni dall’UE, stimiamo che il PIL europeo potrebbe ridursi dello 0,8%, con la Germania che subirebbe l’impatto maggiore, registrando una contrazione dello 0,9%."
Sansone aggiunge inoltre: "Parallelamente, le esportazioni dell’Ue potrebbero diminuire dell’1,5%, con quelle tedesche che calerebbero dell’1,9%. Naturalmente, tali stime presentano un elevato grado di incertezza e sono soggette a revisioni significative, poiché prevedere l’adattamento dei comportamenti degli agenti economici — siano essi imprese o consumatori — a un aumento dei dazi è estremamente complesso." E conclude con un ulteriore elemento di riflessione: "Da considerare anche che un aumento delle barriere commerciali potrebbe amplificare la volatilità sui mercati valutari, incidendo negativamente sulla stabilità del tasso di cambio e aumentando l’incertezza per le imprese esposte al commercio internazionale."
Sul tema interviene anche l'avvocato Paolo Menarin, Partner dello studio Casa & Associati, che afferma: "I dazi sono un atto ostile dal punto di vista commerciale e sarebbero volti, in tesi USA, a tutelare la produzione interna. Resta il fatto che ne conseguirà verosimilmente una riduzione del volume d’affari di export verso gli USA nei settori colpiti, con conseguente impatto sulla crescita, che già si attesta sullo zero virgola, all’interno dell’Eurozona." E aggiunge anche: "Vista la natura comunque ostile dei dazi al di là delle intenzioni declamate, è probabile sia bene considerare una risposta sempre in termine di tariffe, per proteggere a nostra volta la produzione interna. Una risposta debole, o una mancata risposta come da più parti si paventa, sarebbe come presentarsi a mani nude ad una sassaiola."