Spettacoli

Ascolti Tv, la crisi di governo giova a La7: il successo della formula Cairo

Marco Zonetti

L'Auditel consacra La7 terza rete dopo Rai1 e Canale 5. L'idea vincente di puntare sull'informazione in TV nell'era dei social media

La crisi di governo con la querelle tra Luigi Di Maio, Matteo Salvini e Sergio Mattarella, il caso Carlo Cottarelli, la débacle di Giuseppe Conte, l'esecutivo Lega-m5s che non parte e tutte le varie tappe dello stallo post-elettorale, hanno precipitato secondo la vulgata il Paese nel caos... ma a qualcuno hanno giovato eccome.

Non parliamo di mercati stranieri, di Angela Merkel, di Bruxelles e dei poteri forti. Parliamo di Urbano Cairo e della sua La7, consacrata ieri dall'Auditel la terza rete italiana. Un successo clamoroso dovuto soprattutto a un'intuizione geniale quanto azzardata: puntare tutto sull'informazione e sulla politica in TV nell'era in cui sono i social media a farla da padroni.

Nondimeno, la scommessa di Cairo si è rivelata vincente e lo dimostrano i dati dei suoi programmi di punta. In primis, Otto e mezzo. La collocazione oraria dell'ora di cena, la bravura e la professionalità di Lilli Gruber, e la presenza fissa di giornalisti-entertainer quali Andrea Scanzi e Marco Travaglio hanno fatto dell'appuntamento quotidiano con la rossa più celebre d'Italia un faro per il naufrago italiano sballottato dai flutti delle dichiarazioni contrastanti dei leader politici capricciosi come le maree.

DiMartedì, il programma in prime time di Giovanni Floris, ha superato il successo del suo Ballarò su Rai3 diventando spesso scenario di scontri epici tra stampa e politica, così come lo stesso Piazza Pulita, che ha visto il suo conduttore Corrado Formigli triplicare gli ascolti del suo ex mentore Michele Santoro, che invece arranca su Rai3.

Già, Rai3, dove si mette in luce Bianca Berlinguer con il suo Cartabianca, senz'altro cresciuto negli ascolti rispetto agli esordi, ma puntualmente "asfaltato" dal concorrente Floris, più rampante e "paravento", come direbbero a Roma, della figlia del compianto Enrico. 

Propaganda Live con Zoro ha visto aumentare lo share di puntata in puntata, e per quanto riguarda le altre fasce orarie anche L'Aria che tira nel daytime con Myrta Merlino fa il botto di ascolti, e va bene anche Tagadà con Tiziana Panella nel pomeriggio.

Massimo Giletti, altro transfuga dalla Rai come Giovanni Floris (entrambi in rotta con Matteo Renzi), ha visto la scorsa domenica il suo programma Non è l'Arena superare addirittura la corazzata Fazio su Rai1. Senza contare il fuoriclasse Enrico Mentana, senza le cui sconfinate maratone il Paese sembra brancolare nel buio.

Ma qual è il segreto di questa ricetta miracolosa? Sicuramente dei format incisivi, accattivanti, che ben poco hanno delle tribune elettorali di un tempo e che sembrano piuttosto delle rivisitazioni più "smart" dei programmi di Santoro, che tuttavia come abbiamo visto sta passando un momento critico. Dei talk show politici di La7, c'è da segnalare il fatto di essere "sempre sul pezzo" e di saper costruire una puntata ex abrupto a seconda della notizia del momento, talvolta anche dell'ultima ora. Oltre al bernoccolo della newsworthiness (in soldoni la "remunerabilità mediatica" delle news) come direbbero gli amici anglossassoni, La7 ha anche cavalcato per prima l'onda dei "grillini in Tv" comprendendone anzitempo la valenza mediatica e sfruttandone il desiderio (smania?) di visibilità come una gallina dalle uova d'oro, assurgendo anche spesso a "succursale televisiva" del Fatto Quotidiano vista la presenza più o meno costante dei già citati showmen Scanzi e Travaglio, ai quali aggiungiamo Antonio Padellaro e talvolta, ma meno "istrione", il buon Peter Gomez

Il successo dell'idea di Urbano Cairo si evince anche da un particolare preciso: per esternare le proprie dichiarazioni nei momenti critici, o per scontrarsi mediaticamente con l'avversario vedi il famigerato match Renzi-Di Maio (che poi si trasformò in un processo al primo, causa forfait del secondo) o Travaglio-Boschi, i protagonisti principali della politica e delle istituzioni prediligono i programmi di La7 e non quelli della Rai. Il che dovrebbe far riflettere a lungo i vertici di Viale Mazzini.