Esteri
Il fallimento della riunificazione. Esistono ancora due Germanie
Di Alberto Maggi (@AlbertoMaggi74)
Domenica 3 ottobre la Germania di Angela Merkel festeggia il 25esimo anniversario della riunificazione. La "ragazza venuta dall'Est", come la chiamava l'ex Cancelliere Helmut Kohl, ha spiegato che per risolvere l'emergenza migranti bisognerebbe riscoprire lo spirito del 1990. Ma siamo proprio sicuri che in Germania tutto funzioni alla perfezione? Niente affatto. Lo scandalo della Volkswagen, simbolo della Repubblica Federale Tedesca che di fatto ha annesso la Repubblica Democratica, ha mostrato al mondo intero che dietro l'austerità e il rigore di Berlino - perfettamente impersonati da Jens Weidmann, presidente della Bundesbank, e da Wolfgang Schäuble, ministro delle Finanze - non c'è quel paradiso di perfezione ed efficienza che troppo spesso i tedeschi con molta supponenza vogliono far credere soprattutto ai partener europei. Ed ogni riferimento alla Grecia di Tsipras è puramente voluto.
Ma torniamo alla riunificazione. Non è tutto oro quello che luccica e infatti nella ex DDR, a quasi 26 anni dalla caduta del Muro, dilaga l'Ostalgie, ovvero la nostalgia e il rimpianto per il passato regime. Un regime, quello del socialismo reale di Erich Honecker, che condizionava la libertà dei cittadini ma nel quale non esisteva disoccupazione, lo stato sociale era degno di questo nome e soprattutto gli ossis (il termine indica i cittadini dei land orientali e si contrappone a wessis, occidentali) erano orgogliosi della propria nazione che primeggiava, soprattutto nello sport. Non a caso alle Olimpiadi di Seul 1988, le ultime alle quali partecipò la Germania dell'Est, in termini di medaglie la DDR arrivò addirittura seconda, dietro l'Urss, davanti agli Stati Uniti d'America. L'Ostalgie ha due facce: quella economica e quella culturale.
Dal punto vista economico nei land orientali la disoccupazione, nonostante le belle parole della Merkel e del governo di Grande Coalizione Cdu-Spd, è più o meno ovunque il doppio di quella dell'Ovest con punte ben oltre il 10% nelle zone più povere della Sassonia-Anhalt e del Brandeburgo. Senza contare gli stipendi che all'Est sono mediamente di un terzo più bassi rispetto a quelli dei lavoratori occidentali. Non solo. In quasi tutti i posti di potere, pubblici e privati, della ex Repubblica Democratica, dalla polizia alle poste (solo per fare qualche esempio) ci sono persone che provengono dall'ex Repubblica Federale.
Tutto ciò alimenta ancora oggi un senso di frustrazione tra chi all'Est non sente la Germania di oggi cosa propria ma quasi come una nazione occupante che ha imposto regole e stili di vita estranei agli ossis. Mentalmente il Muro è come se ci fosse ancora. Fatte salve le più giovani generazioni, dai 40enni in su non c'è un popolo tedesco. Ci sono quelli di serie A (i wessis) e quelli di serie B (gli ossis). Ecco perché si moltiplicano in tutte le città dell'ex DDR ogni domenica mattina manifestazioni spontanee di cittadini che ricordano le adunate tipiche dello stato comunista. Una sorta di riscoperta delle proprie radici che non sono quelle del capitalismo schiavo del profitto come ha ben dimostrato il caso Volkswagen. Non solo.
All'Est sono tornati di moda molti usi e costumi della periodo del socialismo reale: dal cibo (come i mitici cetriolini dello Spreewald) all'abbigliamento, dalla musica ai film. L'orgoglio di un popolo che si sente straniero a casa propria e che rimpiange un passato troppo velocemente archiviato come se fosse il male assoluto. Non a caso la Linke, la formazione di estrema sinistra tedesca, nella quale sono confluiti i post-comunisti della Pds, nei land orientali raccoglie circa il 30% dei voti. E anche il Partito Comunista Tedesco (DKP), su posizioni marxiste leniniste a differenza della Linke ormai simile a Syriza o a Sel di Vendola, vede accrescere gli iscritti e i consensi tra gli ossis. Come ultimo dato un recente sondaggio effettuato in Germania segnala come il 48% della popolazione dell'Est sia scontento della riunificazione con un cospicuo 27% che arriva a dichiarare migliori i tempi della DDR di quelli attuali rimpiangendo il Muro.
Domenica 3 ottobre sentiremo la retorica della Merkel sul successo della Germania unita, ma dietro le belle parole c'è una verità ben diversa. La Repubblica Federale non è e forse non sarà mai unica.