Esteri

Usa, i sei passi falsi di Trump dall’inizio della pandemia

di Daniele Rosa

Il Presidente in svantaggio di 15 punti ma ancora temuto dai democratici

Se al posto di Donald Trump adesso ci fosse un altro Presidente probabilmente la maggior parte degli osservatori politici direbbero che le elezioni di  novembre avrebbero già un vincitore e non sarebbe di certo il repubblicano.

Perchè questo? 

Semplicemente perchè il Presidente, nell’anno più importante per la sua rielezione, ha subito una serie di colpi come mai nessun presidente aveva avuto in uno spazio temporale così ristretto. Allo stesso tempo, aldilà dei proclami, la sua Amministrazione sembra non avere pienamente in mano una strategia politica vincente in un momento in cui l’America è, a dir poco disorientata dalla pandemia e spaventata dall’economia. 

La maggioranza dei sondaggi dà a Trump uno svantaggio di ben 15 punti nei confronti del suo rivale Joe Biden che, è stato bravo a non fare niente, aspettando solo i passi falsi del suo avversario che sono arrivati puntualmente. La maggioranza di giovani, afroamericani, ispanici e donne sembrano proprio non volere un secondo mandato trumpiano.

Ma quali passi falsi sono stati tassi in soli 5 mesi?

Il primo passo falso Trump lo ha fatto quando, ad inizio d’anno mentre la pandemia colpiva Cina e Italia, lui continuava a ripetere che si trattava di una febbre che sarebbe passata con i primi caldi.

Il secondo passo falso è stato quando, presa coscienza del pericolo e delle vittime americane, ha fatto i complimenti alla propria Amministrazione che è stata capace di mantenere entro i 150000 il numero dei morti. In ogni caso una gestione della crisi che la maggioranza degli americani non ha considerato sufficiente. Nè gli americani e tantomeno il mondo della sanità sono mai stati d’accordo sugli annunci del Presidente a proposito del virus ‘ormai in via di estinzione’, sul suo modo di convivere con il virus senza indossare la maschera e sull’economia che, in breve e per certo ‘ripartirà come un razzo’. 

Il terzo passo falso è stato riaprire una Guerra Fredda con la Cina accusandola, senza prove apparenti, di aver costruito il Coronavirus in laboratorio e poi esserselo fatto sfuggire. Un confronto inutile soprattutto in un momento dove sarebbe servita la massima concordia.

Il quarto passo falso è stato decidere di non sostenere più l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) accusandola di essere troppo filocinese. Anche qui una guerra assolutamente inappropriata in un momento simile che ha provocato solo critiche al Paese. 

Il quinto passo falso è stata la posizione mantenuta durante le forti proteste per la morte di George Floyd, l’afroamericano di 46 anni soffocato da un poliziotto bianco. Il suo messaggio per ‘Law and Order’ è sembrato, a molti osservatori, troppo di destra e poco orientato a comprendere il problema che la nazione aveva messo in evidenza con le proteste antirazziste. E la richiesta presidenziale di bloccare le manifestazioni con la Guardia Nazionale è sembrata eccessiva anche all’interno delle stesse Forze Armate.

Il sesto passo falso  sono state le due decisioni del Tribunale Supremo contro altrettante richieste del Presidente. La prima ha difeso per legge i lavoratori da qualsiasi discriminazione di sesso e orientamento sessuale, la seconda ha invece protetto 700000 giovani ‘dreamers’, arrivati da bambini in USA ma senza documenti, dalla deportazione come invece avrebbe voluto Trump.  

Ma nonostante gli indicatori politici diano a Trump solo cartellini rossi, a cinque mesi dalle elezioni, la paura di perdere tra i Democratici è palpabile. L’uomo Trump sembra avere attorno un’aurea di invincibilità che lo preserva da tutti i paesi falsi o le granate che gli piovono addosso.

Tra le granate tre libri, il primo sull’accordo prematrimoniale che avrebbe dovuto ridiscutere con la moglie Melania per convincerla a prendere il ruolo di First Lady ( libro considerato dalla Casa Bianca ‘spazzatura’), il secondo scritto dalla nipote Mary Trump che racconta come ‘sia stato creato dalla famiglia l’uomo più pericoloso al mondo’ e il terzo scritto da John Bolton, alto componente dell’Amministrazione Trump, che ha accusato di Presidente di conflitto di interessi tra la guida del Paese e la sua volontà di venire rieletto. Forti pressioni della Casa Bianca stanno cercando di bloccare l’uscita del libro.

In ogni caso è presto per azzardare qualsiasi tipo di previsione. La verità è che anche nella prima elezione gli indicatori erano tutti rossi nei confronti del tycoon ma lui sorprendentemente non ha mai perso. 

Riuscirà a fare il miracolo anche a novembre?