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Paese di santi, poeti e adulatori. L'arte di strisciare in Italia

Non succede solo nelle alte sfere della politica. Il fenomeno della piaggeria e dell'adulazione è sotterraneo e ben radicato, e pervade lo stesso mondo aziendale. Il lavoro di Paolo Iacci gode della serietà che il tema richiede e della leggerezza tipica dell'umorista. L'obiettivo è mettere a nudo i comportamenti opportunistici tipici dell'italiano medio e smascherare con ironia la nostra natura di esseri striscianti.

Paolo Iacci si ispira al Saggio sull'arte di strisciare ad uso dei cortigiani di Paul H. D. d'Holbach: una critica ironica e corrosiva contro la classe dirigente vecchia di duecento anni ma ancora attuale. Ma come mai proprio questa scelta? Affaritaliani.it lo ha chiesto all'autore, che dipinge un popolo ora arrabbiato contro il potere, ora invidioso di non essere al posto di comando.

Perchè lei parla degli italiani come un popolo di adulatori?
L'Italia è un Paese con una forte richiesta di leadership perchè da sempre gli italiani sono pavidi di fronte al potere, pronti a inveire contro ma altrettanto pronti a piegare la schiena di fronte al potente di turno. Vorrebbero avere tutti i pregi del potere ma senza le responsabilità connesse. Da questo nascono le piaggerie, le cordate, che da sempre sono la caratteristica delle istituzioni private e pubbliche del sistema Italia.
Le consorterie sono sono proprio uno dei grandi cancri del Pasese.

Nel suo libro parla anche di network
Sì, contemporaneamente alle lobby contrappongo i network positivi di cui c'è bisogno. Un'altra caratteristica grave degli italiani è che non solo sono un popolo di pavidi, ma sono anche degli inguaribili individualisti, pensano sempre di essere più bravi del vicino e non sviluppano dei network positivi, di cui invece ci sarebbe bisogno. In questo senso ci sono due concezioni del network che si scontrano, una positiva e l'altra negativa. C'è sempre di più la necessità di un colpo di reni perchè le corti che si sono formate attorno ai poteri politici ed economici sono uno dei grandi mali del Paese. Dobbiamo liberarci di questi mali per avere una macchina pubblica e privata che funzioni.

Come si sconfiggono queste lobby?
Bisognerebbe creare una sorta di movimento neolibertino, come successe davanti ai poteri assolutisti del 600, quando vi fu un moto culturale e civile per il superamento di regole che erano diventate sempre più asfittiche, un grande movimento che aprì la strada all'Illuminismo. Analogamente oggi c'è bisogno di una grande rivoluzione culturale che vada nel senso della riappropriazione civile delle istituzioni. C'è un alto grado di sfiducia dei cittadini verso le istituzioni, siamo arrivati ai minimi storici, ma non c'è nessuno in grado di recepire questa esigenza. Gli italiani cadono nello stesso errore e cercano l'uomo della provvidenza, prima Berlusconi e il partito azienda, poi Renzi ma non il Pd. C'è sempre l'esigenza di una forte leadership, che di per sè non è un errore ma non puà bastare da sola. Bisogna riformulare le regole delle istituzioni alla base del rapporto tra cittadini e  istituzioni, che non devono essere percepite, come accade oggi, come nemiche. Non a caso in Italia ci sono 11 milioni di evasori: a questo punto non è più un problema di carattere fiscale, vuol dire che il Paese non si riconosce più nei meccanismi di funzionamento. Chi può evadere  lo fa: c'è una diffusione che è al massimo delle sue possibilità, dimostra estrema lontananza. Dobbiamo ripensare in modo radicale il rapporto tra cittadini e istituzioni.

Italiani adulatori, che nomi farebbe in campo politico o economico?
Già Machiavelli diceva che il principe doveva diffidare degli adulatori che diventano una gabbia. Ugualmente non c'è uomo di potere oggi in Italia che non sia attorniato da adulatori. Il problema non è se Berlusconi ha più adulatori di Renzi, il problema è che questa è una modalità di funzionamento di tutte le strutture pubbliche e private italiane. La questione è generale: qualsiasi politico ha intorno a se un cerchio magico che lo tiene  lontano dal contatto con il mondo esterno. Che poi questo sia il cerchio magico di Grillo e Casalleggio, del premier e i fiorentini o di Berlusconi e quelli di Arcore, poco importa. A me interessa dire che così non andiamo avanti, dobbiamo ripensare al funzionamento delle nostre organizzazioni: il punto è ripensare il meccanismo.



 

 

"L'arte di strisciare. Come avere successo nella vita e nel lavoro", di Paolo Iacci

9788868960452
Casa editrice: Guerini Next
142
13.00
2015
General Management