Medicina
E' allarme nel Mezzogiorno: sempre più giovani si ritirano dalla vita sociale

Trascorrono le giornate chiusi in casa e si rifugiano nel mondo virtuale. Si chiama Sindrome di Hikikomori, una patologia nata in Giappone negli anni Ottanta.
Hanno tra i 12 e i 35 anni, sono tendenzialmente maschi primogeniti e trascorrono le giornate chiusi in casa. Evitano il mondo reale e si rifugiano in quello virtuale, fatto di libri e videogiochi. Dormono di giorno e vivono di notte per non confrontarsi con l’ambiente esterno, fonte di paura e disagio. Sono gli “hikikomori” italiani, ragazzi che decidono di ritirarsi dalla vita sociale per lunghi periodi. Il termine significa “stare in disparte” e l’isolamento può durare da alcuni mesi fino a diversi anni. Si tratta di una sindrome nata sul finire degli anni Ottanta in Giappone, poi sviluppatasi anche in Europa e nel resto del mondo, provocata da aspettative elevate di famiglie benestanti che generano nei figli bassa autostima e il rifiuto di una società competitiva e soffocante. Una patologia che, a causa anche della cattiva nutrizione, si sta sviluppando anche nel Mezzogiorno ed in Campania, patria della Dieta mediterranea. Trattandosi però di una patologia poco conosciuta, si trascura il problema e ci si accorge quando è ormai tardi.
“Inizialmente in Italia l’autoreclusione nasce dal desiderio di prendersi una pausa di riflessione fino ad arrivare a una completa incapacità relazionale. Il mondo viene visto come spaventoso e teatro di possibili catastrofi”, spiega Teresa Esposito, medico specialista dell’università Luigi Vanvitelli di Napoli. Sono diversi gli aspetti in comune con gli hikikomori giapponesi: padri impegnati sul lavoro e spesso assenti, famiglie monogenitoriali e una forte relazione con la madre. Questo rapporto, una volta sviluppatasi la sindrome, tende a enfatizzarsi in un atteggiamento protettivo e accondiscendente nei confronti del figlio, mentre il padre è più incline a reagire con insofferenza.
“Il primo campanello d’allarme è il rifiuto di andare a scuola: è la fase precoce della sindrome, che nel giro di qualche anno potrebbe diventare auto isolamento”, aggiunge Esposito. “Da quel momento, internet diventa l'unico ponte verso le relazioni . Gli Avatar, prendono il posto di persone reali e le notizie che apprende sono solo quelle tramite i diversi web informativi. Ma cosa fa scattare l'autoisolamento? Episodi di bullismo subìti nell'età adolescenziale ed il trauma del futuro, ovvero il timore che vengano disattese le grandi aspettative dei genitori nei confronti dei figli, convinti a sviluppare l’ambizione di diventare perfetti in ogni aspetto della vita. Quando capiscono che vogliamo aiutarli si tranquillizzano un po’, perché si rendono conto di non essere gli unici a soffrire di questa condizione. Più si tirano indietro e più l’autostima cala sempre di più, fino a quando non si manifesta un’autoreclusione totale. Il fenomeno non colpisce solo i maschi, ma riguarda anche un discreto numero di hikikomori-femmine: forse per una questione socio-culturale, tuttavia, le famiglie considerano questa situazione come un problema minore, quasi accettando la scelta della figlia, probabilmente perché la vedono come una futura casalinga o sperano che un domani si sposi ed esca di casa. Le problematiche , però, non sono solo relazionali. L’allontanamento sociale, spesso porta il ragazzo o la ragazza a vivere di notte e dormire di giorno. Questo comporta un notevole disequilibrio dell'asse sonno veglia, capace di regolare, perché alla base, di numerosi cross talk ormonali, fino anche alla scomparsa della mestruazione nel caso della femmina. Questi ragazzi, isolandosi e vivendo autoesclusi anche dal resto della famiglia, non partecipano ai pasti , ne si cibano nella maniera e nei tempi giusti. Spesso, vivono la cucina di casa, di notte, cercando e mangiando, merendine , biscotti o cracker. Raramente, si spingono a cercare in frigo, per evitare di fare troppo rumore e allertare il resto della famiglia. Si instaura cosi -commenta Esposito- una sindrome da malnutrizione simile al marasma che al contrario del Kwashiorkor, è dovuto all'adattamento del corpo alla malnutrizione ed è sostenuto da una privazione sia proteica che calorica. L'organismo reagisce al misero apporto energetico andando a sfruttare tutte le riserve energetiche (lipidiche e proteiche) di cui dispone, comprese quelle essenziali o primarie. La patologia è quindi caratterizzata da un'estrema perdita di tessuto adiposo e muscolare che comporta: secchezza cutanea, ipotermia, atrofia muscolare, irritabilità ed arresto della crescita , quando si tratta di giovani adolescenti”.
La malnutrizione può essere legata anche ad un deficit nell'assunzione di micronutrienti (acqua, sali minerali e vitamine). “L'ipovitaminosi , in presenza di una insufficiente assunzione di vitamine con la dieta, può dar vita a deficit funzionali importanti , fino ad un aumentato del fabbisogno tale da provocare patologie del tubo digerente . È necessario, quindi, un consulto dietoterapico, con il medico specialista in Dietologia ,che avendo conoscenza di questa sindrome , può, con esame bioimpedenziimetrico, riuscire a valutare lo stato nutrizionale del giovane paziente ed approntare una giusta reintroduzione degli elementi nutritivi necessari”.