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Giustizia, la maggioranza è spaccata. Ballano 8 miliardi e mezzo punto di Pil

Sulla durata dei processi non c'è accordo. I fondi del Recovery sono a rischio se non si trova la quadra nel governo

Giustizia, la maggioranza è spaccata. Ballano 8 miliardi e mezzo punto di Pil

Il governo Draghi ha un grosso problema da risolvere. Si tratta della riforma della Giustizia, cruciale per l'Europa ma su cui la maggioranza è fortemente divisa. Il duello si è consumato anche sulla nomina dei relatori, tutti di Pd, M5s o Leu, sui provvedimenti da esaminare. La scommessa sull’intero pacchetto giustizia - si legge su Repubblica - sarà fatale per uscire dall’emergenza. E passa, in particolar modo, per i nodi del civile che soffocano investimenti e bloccano il sistema delle garanzie e i diritti dei creditori. Una questione che vale mezzo punto di Pil. Nodi che, se risolti, potrebbero liberare 8 miliardi di euro. Tra domani e dopodomani sono attesi gli emendamenti del governo al Senato, sempre in commissione, sul civile. Proprio su questo settore, il capitolo “Giustizia” del Recovery plan punta dritto alla risoluzione di uno dei più antichi problemi: come accelerare, in caso di fallimento o insolvenza, la riscossione da parte del creditore, cioè le banche, delle garanzie sulle quali gravano pegni ed ipoteche. Il dato indicativo: mezzo punto di Pil in più nell’arco di dieci anni, poco più di 8 miliardi, sarebbe il vantaggio che arriverebbe dalla riduzione dei tempi del processo civile. E, in particolare, dal superamento di quelle lungaggini dei meccanismi di esecuzione forzata: i tempi di recupero dei crediti, in via giudiziaria, non versati.

Quelle riforme - prosegue Repubblica - sono impegni imprescindibili su cui il governo Draghi non può permettersi cedimenti. Ritenute «indispensabili», com’è noto, all’approvazione del nostro Pnrr, diventano strategiche per l’efficacia degli investimenti dei 248 miliardi del Recovery (3,2 solo per la Giustizia). Tanto che il patto Italia-Europa è vincolato a un’agenda stringente: entro 5 anni, devono ridursi del 40 per cento i tempi del giudizio civile; del 25 per cento quelli del penale. Entro la fine del 2021 è prevista l’approvazione delle leggi delega, a giugno in aula quella sul Csm. Una corsa contro il tempo: su strada impervia, dopo la crisi devastante che investe la magistratura, ora anche sotto la tempesta di fango e sospetti per la circolazione dei verbali secretati del caso Amara.