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Def, via libera dal Cdm: taglio del cuneo fiscale di oltre 3 miliardi di euro

di redazione politica

Per il 2024, le stime programmatiche indicano una crescita del Pil dell’1,4% e un deficit oltre il 3%

Def, via libera del Cdm. Taglio del cuneo fiscale per oltre 3 miliardi di euro

Via libera del Consiglio dei ministri al Def 2023, con il taglio del cuneo fiscale "di oltre 3 miliardi a valere sull'anno in corso" e a beneficio "dei lavoratori dipendenti con redditi medio-bassi". 

"La prudenza di questo documento è ambizione responsabile. Abbiamo davanti a noi grandi sfide, dai cambiamenti climatici al declino demografico della popolazione italiana ma anche notevoli opportunità di aprire una nuova fase di sviluppo del nostro Paese", afferma il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti.

“Il Governo oggi ha tracciato la politica economica per i prossimi anni, una linea fatta di stabilità, credibilità e crescita. Rivediamo al rialzo con responsabilità le stime del Pil e proseguiamo il percorso di riduzione del debito pubblico. Sono le carte con le quali l’Italia si presenta in Europa.  Abbiamo, inoltre, deciso lo stato di emergenza sull’immigrazione per dare risposte più efficaci e tempestive alla gestione dei flussi”, ha scritto in una nota la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.

Pil, stime in rialzo nel 2023. Il Def sul tavolo del Consiglio dei ministri

Crescita del Pil dell’1% e deficit al 4,5% nel 2023: sono queste le stime programmatiche che saranno scritte nel Documento di Economia e Finanze

Lo scenario tendenziale, sempre secondo le stime indicate dalle stesse fonti, vede una crescita del Pil dello 0,9% e un deficit al 4,35%. Per il 2024, le stime programmatiche indicano una crescita del pil dell’1,4% e un deficit oltre il 3%. Il debito programmatico per il 2022 si attesta al 144,4% per calare al 140,9% nel 2025.

Fonti del ministero dell'Economia ricordano che nella redazione del documento di economia e finanza, il ministro Giancarlo Giorgetti ha adottato un approccio "prudente e serio" sulle stime relative alla crescita e all'indebitamento, in linea con l'interlocuzione e il rapporto con l'Ue e con la situazione del debito pubblico del Paese. Un tipo di approccio, viene ricordato, che era stato già adottato dai mesi scorsi con la Nadef e la legge di bilancio.

Il 27 marzo l'Ufficio parlamentare di bilancio ha trasmesso i suoi rilievi relativi al quadro macroeconomico tendenziale provvisorio 2023-26 inviato dal Mef lo scorso 20 marzo. Tra le variabili che impatteranno sulla crescita del Pil c'è lo stato di attuazione del Pnrr, al centro da settimana di una disputa politica per i ritardi nei bandi che metterebbero a rischio l'utilizzo di una parte delle risorse.

La scorsa settimana anche l'ultimo Italian Macroeconomic Bulletin elaborato da EY ha avvertito che se le risorse nel Pnrr verranno spese per il 70% ed il 90% di quanto previsto nel 2023 e 2024, il Pil potrebbe non crescere quest'anno e riprendere dell'1,8% il prossimo. Se invece verrà utilizzato circa il 50% del previsto l'economia italiana tornerebbe a crescere nel 2024, a un tasso dell'1,5%, dopo una contrazione dello 0,3% nel 2023.