Palazzi & potere
La verità su Ciancimino jr; parla Antonio Ingroia

E’ assolutamente falso che la procura di Palermo abbia accreditato Massimo Ciancimino come icona antimafia
Emettere sentenze e dare giudizi senza conoscere bene i fatti è un vecchio vizio, molto diffuso in Italia, che tanti proprio non riescono a togliersi. Così su Massimo Ciancimino e sul modo in cui le sue dichiarazioni sono state al tempo utilizzate dalla procura di Palermo si continuano a dire e a scrivere cose inesatte, da parte di alcuni per disinformazione, da parte di altri direi per vera e propria malafede. Lasciando perdere questi ultimi, che evidentemente non sono interessati alla verità dei fatti, provo a mettere dei punti fermi a beneficio dei primi e, soprattutto, della pubblica opinione, affinché sia correttamente informata, al netto di ricostruzioni fantasiose e strumentali.
E’ assolutamente falso che la procura di Palermo abbia accreditato Massimo Ciancimino come icona antimafia. Anzi, è vero semmai il contrario: io per primo, da pm, ne ho denunciato la contraddittorietà, ho evidenziato i rischi legati a una sua impropria rappresentazione mediatica, ho definito paradossale che un personaggio come il figlio di don Vito, l’ex sindaco mafioso di Palermo, sia a un certo punto diventato un simbolo dell’antimafia. L’ho scritto e detto più volte, basta andare a rileggersi e a riascoltare le mie dichiarazioni per trovarne conferma.
Detto questo, aggiungo pure che nei confronti di Massimo Ciancimino abbiamo sempre tenuto un atteggiamento di massima prudenza, verificando rigorosamente tutte le sue dichiarazioni, utilizzando solo quelle che erano frutto di conoscenza personale e che erano comunque confermate da puntuali riscontri oggettivi. Le altre sono sempre state accantonate e quando abbiamo rilevato che Ciancimino avesse commesso reati abbiamo proceduto nei suoi confronti, come avevamo il dovere di fare. Se è stato recentemente condannato per la vicenda dell'esplosivo che lui teneva nel giardino di casa è proprio perché noi per primi, della Procura di Palermo, lo abbiamo incriminato perché le sue spiegazioni sul punto erano poco convincenti. Il che non toglie che rimangono valide e attendibili le sue dichiarazioni quando sono risultate puntualmente riscontrate.
In ogni caso, noi come magistrati avevamo il dovere di interrogare Massimo Ciancimino laddove le sue dichiarazioni risultavano rilevanti, senza doverci fare carico della sua eventuale fuorviante rappresentazione mediatica. Non potevamo certo farci condizionare e non l’abbiamo fatto, proseguendo per la nostra strada alla ricerca della verità.
Questi sono i fatti. Continuare a sollevare sterili e infondate polemiche non serve a niente. E’ sempre meglio informarsi bene prima di sentenziare, ma evidentemente nell’Italia dei troppi soloni è pretendere troppo.
Antonio Ingroia