Palazzi & potere

Mps. Benvenuti a quelli che ora vogliono la trasparenza...

Ma il problema adesso sono i 20 miliardi degli italiani…

Come accade a volta ai neofiti, gli eccessi di zelo tradiscono il fatto che la “conversione” sia molto recente. Così, da qualche giorno si agitano molto alcuni organi di stampa e legioni di parlamentari (di opposizione e di maggioranza!) chiedendo che siano resi noti i grandi debitori di Mps, e reclamando Commissioni di inchiesta. Lo stesso presidente dell’Abi Patuelli (che da mesi giustifica tutto il giustificabile, schiacciatissimo sulla linea del MEF e di Banca d’Italia) si è unito al coro, e anzi in qualche misura lo ha guidato, a partire da una sua intervista di domenica scorsa.

A tutti, nel mio piccolissimo, dico: benvenuti. Sei mesi fa, inviai una lettera aperta (lo ricorderanno i lettori di Affaritaliani) al Governatore della Banca d’Italia Visco a proposito di Banca Etruria, rivolgendo analoga richiesta. E reiterai la domanda in un’audizione parlamentare del Governatore. La risposta fu un vago riferimento alla privacy e un goffo rinvio alla magistratura: siano le procure a tirare fuori le carte. In sostanza, si disse no.

Se dunque, oggi, c’è un’iniziativa corale per la trasparenza, me ne rallegro. Anche se occorrerebbe capire non solo perché qualcuno abbia avuto quei soldi, ma anche come mai qualcun altro li abbia dati. Si chiama “crony-lending”: in italiano, dare i soldi agli amici e agli amici degli amici. Ma lasciamo perdere…

Però…c’è un però, grande come una casa. Non vorrei che questa improvvisa passione di alcuni per il “passato” fosse un modo furbetto di distogliere l’attenzione dal “presente” e dal “futuro”: la più classica delle armi di distrazione di massa.

Si faccia chiarezza (ci mancherebbe!) su chi ha usufruito di mutui, prestiti ed erogazioni facili (mentre alle piccole imprese si faceva e si fa ancora l’analisi del sangue perfino per avere poche decine di migliaia di euro), ma oggi il tema cruciale è lo stanziamento di 20 miliardi dei contribuenti italiani per rattoppare diverse situazioni bancarie (già circa 9 miliardi per Mps). Tutti favorevoli?

Qui, nel nostro piccolo, siamo contrari, anzi contrarissimi.

Invece, ad esempio, Forza Italia, (in)credibilmente, prima di Natale, ha detto sì a una richiesta governativa in tal senso, perfino “al buio”, cioè dando semaforo verde a una relazione governativa in assenza del testo del successivo decreto legge. Una fiducia in bianco, in sostanza. Ora il decreto-legge c’è, ed è pessimo (è in discussione al Senato). Non vorremmo che per alcuni sbraitare sul passato fosse un modo comodo e distraente per giustificare un altro assenso all’uso dei contribuenti come un comodo bancomat.

Ci si spieghi perché da mesi si dice no alla proposta che abbiamo avanzato da questa estate (prima in un pubblico convegno, con le voci autorevoli di Alberto Mingardi, Natale D’Amico e di Lamberto Dini, e poi con atti parlamentari) per un ricorso all’Esm, che avrebbe la capienza per un intervento di ricapitalizzazione di tutto il nostro sistema bancario (senza bruciare adesso altro denaro dei contribuenti italiani). La spiegazione è semplice: perché, com’è avvenuto in Spagna, l’Esm porrebbe alcune condizioni sulla prossima legge di stabilità, bloccando altre regalie e altra spesa facile. Cose sgradite a molti, a troppi, non solo nella maggioranza.

Si faccia luce su questo, anziché usare una giusta inchiesta sul passato come specchietto per le allodole.


Daniele Capezzone
Deputato Conservatori e Riformisti
d.capezzone@gmail.com
@capezzone