Palazzi & potere
Peggio dei grillini, solo i giornaloni che adesso li abbattono

Peggio dei grillini, solo i giornaloni che adesso li abbattono dopo averli esaltati acriticamente. Stesse penne che ora fanno a pezzetti Di Maio (e fanno bene) fino a due settimane fa lo presentavano come un fenomeno politico…
Il naufragio grillino a Roma fa insieme rabbia e tenerezza. Rabbia, perché i pentastellati si stanno effettivamente rivelando diversi dagli altri: nel senso che riescono incredibilmente ad essere peggiori di tanti che li hanno preceduti. Lo spettacolo di balle, immobilismo, incapacità che è in corso a Roma lascia effettivamente senza fiato. Ha sintetizzato tutto il fondatore di The Fielder Federico Cartelli, con una battuta fulminante: “Dovevano aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno, ma si sono tagliati con un grissino”.
Per mesi, abbiamo sentito pontificare su onestà, streaming, cittadini, trasparenza. Dopo di che, assistiamo invece a pseudoleader che fuggono, si sottraggono alle telecamere, si riuniscono clandestinamente per dare sfogo a risse tra correntine, e poi ricompaiono con versioni rabberciate (il leggendario “non avevo capito”) o con eventi da psicodramma collettivo, dietro cui si celebra il più classico azzoppamento interno di un capetto a beneficio di un altro capetto.
Ma questo stato di cose fa anche tenerezza, da un altro punto di vista. L’impietosa raffica mediatica di questi giorni contro Di Maio e soci viene dalle stesse testate (in qualche caso dalle stesse penne!) che avevano esaltato e supportato la novità grillina. I luoghi dove oggi leggiamo velenosi sarcasmi sui vestitini blu di Di Maio (che si mette “in ghingheri”, è stato scritto) sono gli stessi dove si celebravano le “missioni diplomatiche” e gli incontri del vicepresidente della Camera con gli ambasciatori stranieri. I severi censori dell’incapacità grillina sono gli stessi che, fino a ieri, spiegavano l’inevitabilità dell’ascesa pentastellata e le future sorti e progressive del ”predestinato” premier Di Maio. Ora lo calpestano pure sul congiuntivo (a sua volta calpestato da Di Maio: il congiuntivo - si sa - è sempre una specie a rischio…), ma erano gli stessi che celebravano il giovane comunicatore Di Maio: rassicurante, chiaro, con i nervi d’acciaio, ci spiegavano.
La triste conclusione è che i contenuti e le idee interessino a pochi: pochissimi nel ceto politico, ancora meno nei giornaloni e nei media mainstream, palestre di conformismo e superficialità. Sta qui una parte non piccola del problema italiano.
Daniele Capezzone
Deputato Conservatori e Riformisti
@capezzone