Palazzi & potere
Rai, Anzaldi ad Affaritaliani.it: "News, il fallimento di Campo Dall'Orto"
Rai, il Pd Michele Anzaldi sceglie Affaritaliani per fare il punto della situazione alla vigilia del Lingotto
“Ha ragione Renzi, certi sistemi e intrecci non siamo riusciti proprio a smontarli. Basta vedere cosa è successo con la Rai: è stato scelto un manager del settore, di riconosciuto curriculum e che non aveva mai avuto a che fare con la Rai, gli sono stati dati pieni poteri e il risultato è stato che invece di scardinare quel sistema Rai per tanti italiani sinonimo di sprechi e squilibri, ne è diventato il primo alfiere e difensore”. Michele Anzaldi, deputato renziano della commissione di Vigilanza attento alle questioni televisive, condivide le parole di Matteo Renzi nell’intervista alla “Stampa” e allarga il discorso al servizio pubblico.
Che sistema doveva scardinare Campo Dall’Orto?
“La Rai è pagata da quasi due miliardi di euro dei cittadini, ma spesso sembra più impegnata a garantire posizioni di potere interne piuttosto che a fare l’interesse dei contribuenti. L’ennesimo episodio di inefficienza lo abbiamo visto ieri, con la grave tragedia del ponte sulla A14: le telecamere Rai sono arrivate un’ora dopo Sky. Ancora una volta, come già accaduto per il terremoto, per altri crolli. Possibile che su questo non si sia ancora fatto nulla? Altra questione, lo strapotere degli agenti esterni: è cambiato qualcosa?”.
Lei ha presentato un’interrogazione sull’influenza della società di Beppe Caschetto. Le hanno risposto?
“Ancora no. Ma su questo il direttore generale, la presidente Maggioni e il Cda cosa hanno fatto? Possibile che alcune trasmissioni siano una specie di riserva indiana per ospiti e invitati che fanno riferimento tutti alla stessa società, spesso in comune con chi conduce quelle trasmissioni? Siamo arrivati al paradosso di regalare 5 serate del palco di Sanremo a Crozza, della scuderia Caschetto, che ha potuto così lanciarsi la sua nuova trasmissione in una tv concorrente, proponendo le solite imitazioni di DiMartedì. E pensare che quando ha tentato di fare qualcosa di nuovo all’Ariston, tre anni fa il comico cadde nel famoso infortunio in diretta”.
Lei spesso è critico anche sull’informazione. Che ne pensa di come viene gestito questo settore?
“E’ il fallimento più grave di questa dirigenza. Dopo un anno e mezzo dall’insediamento non c’è ancora nessun piano editoriale, quello precedente voluto da Gubitosi e votato dalla Vigilanza, che faceva risparmiare 70 milioni annui, è stato cancellato, Verdelli è stato ingaggiato e poi lasciato andare via. Ora siamo a zero. E comandano le repubbliche indipendenti di conduttori e conduttrici, sempre più forti a livello aziendale anche a dispetto dei risultati. Raitre è un caso paradigmatico”.
Parla del martedì sera?
“Non solo. La gestione del caso Berlinguer è stata tutta disastrosa. La sostituzione decisa dopo la presentazione dei palinsesti per cercare di coprire lo scandalo super stipendi. La ricerca di uno spazio in palinsesto per lei senza alcuna seria valutazione editoriale: è stata tagliata una trasmissione che raggiungeva i maggiori picchi di rete, Geo, sostituita dalle 18.25 con Cartabianca che in pochi mesi è passata dal 9 al 7%, con il picco negativo di venerdì scorso del 6,9%. Un danno per la rete, per il Tg3 e per la stessa Berlinguer, mandata allo sbaraglio. E come hanno cercato una soluzione? Affidandole anche la prima serata del martedì, che in tre puntate è passata dal 5,4 al 3,7%”.
Quello della Berlinguer è solo un problema di ascolti?
“Gli ascolti in calo dimostrano la disaffezione del pubblico. Una disaffezione che arriva anche per scelte editoriali discutibili. Mentre Renzi fa il botto di ascolti dovunque vada, che sia Gruber o Vespa, su Raitre si assiste da settimane ad una vera e propria campagna congressuale in favore di tutti i nemici di Renzi. Su 18 ospiti Pd di Cartabianca da gennaio a oggi, 11 sono stati oppositori di Renzi, che fino a pochi giorni fa era ancora il segretario in carica. Uno squilibrio che non è certo una novità. Ho presentato all’Agcom un dettagliato esposto su quando la Berlinguer dirigeva il Tg3: il tempo del Partito democratico, legittimamente guidato da Matteo Renzi eletto dalle primarie, era scientificamente diviso in due tra maggioranza e minoranza, come se ci fossero due partiti invece di uno”.
E l’Agcom cosa le ha risposto?
“Nulla. L’esposto è stato presentato, con la consulenza di uno dei maggiori studi legali di Roma, a giugno 2016. E’ passato quasi un anno e non ne ho più saputo nulla. Nel frattempo quello squilibrio che era al Tg3 lo ritroviamo ora pari pari a Cartabianca. Chi paga per un danno del genere che penalizza Matteo Renzi e chi lo sostiene, ma soprattutto la correttezza dell’informazione? A che serve un’Authority strapagata se non è in grado di rispondere neanche ad un ricorso di un parlamentare? Inizierò a chiedere quanto guadagnano e quanto cumulano perché questa arroganza nei confronti delle istituzioni è inaccettabile. Su Raitre ci sono peraltro anche altre situazioni discutibili”.
A quali si riferisce?
“Quando si discuteva l’approvazione del Jobs Act in Parlamento, protestai perché alle trasmissioni della terza rete venivano invitati a parlare solo sindacalisti della Cgil e della Fiom. Ora, con il referendum sui voucher, si ricomincia nuovamente con lo steso andazzo: in due mesi nel pomeriggio dl Rai3 abbiamo visto invitati solo Camusso e Landini. E gli altri sindacati? Perché non gli viene data voce? Mi viene in mente un’altra situazione discutibile: ‘Mi manda Raitre’. Trasmissione fiore all’occhiello della rete dedicata ai consumatori, è stata trasformata nella brutta copia della ‘Gabbia’ de La7. E gli ascolti sono precipitati”.
Quindi sulla Rai Renzi ha sbagliato?
“Renzi ha fatto quello che aveva detto: mi terrò fuori dalla Rai, se ne occupi un manager del settore. Così è stato, ma i risultati, a metà mandato, si presentano fallimentari. Non è cambiato nulla, se non in peggio. Pensare che l’unico successo che questa dirigenza possa presentare sia la piattaforma RaiPlay mi pare oggettivamente poco”.
M Antonellis