Politica
Parigi e Isis, Italietta cauta e andreottiana o grintosa e craxiana?
All'ex direttore del "Corriere della Sera", de Bortoli, l'atteggiamento di Matteo Renzi, dopo l'attacco dei terroristi islamici a Parigi, ha ricordato la linea, ambigua e oscillante, in politica estera, di Giulio Andreotti. Non so se il premier sappia, o ignori, che l'allora premier socialista, Bettino Craxi, definì il discusso leader dc "Belzebù" e accostò la sua furbizia a quella di una volpe, aggiungendo che, prima o poi, tutte le volpi finiscono in pellicceria....
Battute a parte, non è solo de Bortoli ad accostare la prudenza dell'attuale governo a quella, che ispirò i tanti governi della Prima Repubblica, guidati da Andreotti. E anche dopo l'addio di don Ferruccio, a cui Renzi non piace, al "Corrierone", e non solo lì, non c'è grande entusiasmo sulle mosse del governo, sul fronte internazionale. E si parla del successore di Letta come di un premier ancora alla affannosa ricerca di un punto, direbbe Franco Battiato, di gravità permanente.
Il frettoloso caffè, senza neppure un buon croissant, sorbito da Matteo, alle 8 di giovedì, all'Eliseo, con Francois Hollande dimostra, meglio di qualunque altro aspetto, la marginalità del nostro esecutivo.
"C'est pas suffisant !" : così, scuro in volto, il successore di Sarkozy, prima di partire per Mosca, ha commentato l’impegno dell’Italia contro l’Isis. Renzi ha cercato d spiegargli che il nostro Paese è pronto solo a incrementare l’impegno in Libano, per liberare una parte dei militari francesi, e a garantire il sostegno tecnico e logistico su Intelligence, polizia e anti-terrorismo. Ma l’Italia non intende bombardare la Siria, nella maniera più assoluta.
Una decisione, che è in contrasto con la svolta della Germania, dopo che donna Angela Merkel ha annunciato l’impiego di aerei e navi tedesche contro l’Isis. Insomma, il nostro Paese è, sinora, ai margini della coalizione internazionale contro i terroristi jihadisti. Siamo, certo, francesi ma solo un po'... Questa posizione, gradita al Vaticano, che ricalca il vecchio slogan dell'Italietta "("Armiamoci e...partite !"), è stata sostenuta, invece, da Romano Prodi : "Dobbiamo essere vicini alla Francia, ma non ripetere l'errore commesso in Libia e lasciare a Parigi il compito principale, che si è assunto. E-ha aggiunto, con realismo di vecchio democristianone, l'ex premier-senza un grande accordo tra Obama e Putin non si può uscire dal buco, sia dal buco siriano sia da quello libico".
Rispetto alla Francia, noi siano molto meno coinvolti, perché il sangue è stato versato nel centro di Parigi e non di Roma. E tanto il popolo quanto il Parlamento francesi hanno fatto propria la dichiarazione di Hollande ("siamo in guerra !"), convinti che il terrorismo islamico si possa fermare solo con le armi e con i bombardamenti.
Se de Bortoli ha accostato Renzi al felpato Andreotti, ad altri osservatori piacerebbe un premier più somigliante a Craxi. Il grintoso Bettino, durante la crisi di Sigonella, sbattè il telefono in faccia a Ronald Reagan, il quale pretendeva la consegna del commando palestinese, responsabile dell'uccisione di un cittadino americano, ebreo, Leon Klinghoffer, nel corso del tragico sequestro della nave"Achille Lauro".
Renzi acquisterebbe uno status di interlocutore internazionale di prima grandezza, in grado di porre l'Italia come Paese “forte” della Nato e capace di dialogare con la Russia, solo se riuscisse a convincere il Presidente degli Stati Uniti- che, però, a Roma, ha spedito Joe Biden, il suo vice- a sottrarsi al legame, troppo stretto, con la Turchia, sostenendo le ragioni di Putin, più affidabile e meno doppiogiochista di Erdogan.
Forse, in un contesto così delicato, e con la scarsa influenza, a Bruxelles, della ministra degli Esteri della UE, Federica Mogherini, utilizzare l'esperienza e i buoni rapporti, in Europa e nel Medio Oriente, di Massimo D'Alema non sarebbe una cattiva idea...
Pietro Mancini