Politica
Regionali Lazio, D'Amato porta Badaloni: ma non farà scordare i guai della Sx

E ora che Badaloni è stato chiamato per fare da garante alla coalizione del centro-sinistra rischia inevitabilmente di appannare la sua immagine
Regionali Lazio, D'Amato riesuma l'ex governatore Piero Badaloni
Piero Badaloni (76) è stato chiamato da Alessio D’Amato a guidare il suo comitato elettorale per le prossime regionali nel Lazio. Un vero ritorno al passato visto che Badaloni ex giornalista Rai fece il governatore di questa regione dal 1995 al 2000. Quando si dice il nuovo che avanza…
D’Amato è l’ambizioso candidato del centro-sinistra che ha costruito la sua carriera politica sulla gestione del Covid da Assessore alla Sanità. Ricordiamo che la sua ostinazione impedì per molto tempo ai privati di fare i test anti-Covid provocando immani code di gente in auto, scene apocalittiche da film horror, con nottate passate all’addiaccio.
Inoltre la sua candidatura è stata da molti giudicata inopportuna (Zingaretti l’ha scaricato) perché condannato in primo grado (ha fatto appello) dalla Corte dei Conti a restituire quasi 300.000 euro per danno erariale proprio alla Regione Lazio mentre una causa penale sullo stesso argomento cadde in prescrizione. Giuseppe Conte non ha mancato di farlo notare in maniera chiara e netta beccandosi oggi del “bipolare” da D’Amato.
Dunque alla luce di questi problemi la scelta di un “usato sicuro” come Badaloni viene a rinforzare una strategia che mira a far dimenticare all’elettorato i recentissimi, ed ancora attuali, guai. Si tratta della cosiddetta “questione morale” con le storie dei Soumahoro e di Bruxelles che si giustappongono pur nella loro diversità.
È una sinistra che è periodicamente coinvolta in scandali che sono divenuti difficilmente sostenibili e l’immagine del padre della vicepresidente del Parlamento Ue, la socialista Eva Kaili che ora è in carcere, che fugge nottetempo con i sacchi ricolmi di euro come in un film di Totò sta lì ad inchiodarla. E se a questo aggiungiamo appunto le vicende dei Soumahoro con l’inquietante abbinamento tra la moglie del deputato e Bersani, entrambi fautori del “diritto all’eleganza”, il quadro è completo.
Dunque il nome di D’Amato non era certo il migliore da spendere in piena questione morale avendo ancora un debito aperto con la giustizia contabile proprio con la Regione che si candida a governare. Fino a pochi anni fa una tale situazione sarebbe stata assolutamente improponibile ma i tempi sono purtroppo inevitabilmente cambiati e gli elettori si stanno assuefacendo a tutto.
Per questo meraviglia che Badaloni che dopo tutto ha avuto un buon cursus honorum si sia prestato a fare da garante alla coalizione del centro-sinistra, rischiando inevitabilmente di appannare la sua immagine. La figura di D’Amato non convince per i motivi anzidetti ed anzi può nuocere alla coalizione di centro-sinistra. C’è anche da dire che la sua candidatura è il frutto del caos assoluto che regna nel Partito democratico a livello nazionale che ancora non si è ripreso dalla batosta elettorale.
Enrico Letta “occhi di tigre” pare proprio un pugile suonato che si muove a casaccio sul ring della politica incassando botte da orbi mentre il partito senza più alcuna guida è preda di incursioni di bande che cercano di prendere il potere nella migliore tradizione sovietica. Per il centro-sinistra perdere il Lazio dopo tanti anni sarebbe esiziale perché andrebbe a confermare a livello locale un devastante trend nazionale e favorirebbe proprio l’Opa di Giuseppe Conte sul Pd.