Il Sociale

Migranti, Fondazione Cariplo insieme alle fondazioni Ue per occuparsi dei minori che sbarcano

Mentre gli Stati europei litigano ancora sulle quote per la redistribuzione dei flussi migratori, le Fondazioni del Vecchio Continente invece fanno squadra per occuparsi dei minori che sbarcano e dare loro un futuro. Un gioco di squadra a cui in Italia hanno preso parte la Fondazione Cariplo e la Compagnia Sanpaolo di Torino, due delle più grandi Fondazioni italiane di origine bancaria, il nocciolo duro degli azionisti nazionali di Banca Intesa.

Rispondendo a un appello-provocazione lanciato da Affaritaliani.it sull'emergenza rifugiati e sull'assenza dei grandi nomi del panorama economico nel mobilitarsi per dare un contributo a quello che in questo momento è il problema dei problemi (a differenza, al contrario di quanto avviene in Francia!), l'ente lombardo presieduto da Giuseppe Guzzetti ha fatto sapere di essere già molto attivo sul tema. Anzi, nell’anno di Expo è stato addirittura promotore di numerosi eventi a cui sono stati invitati i rappresentanti delle organizzazioni filantropiche di tutto il mondo.

Nel 2015, infatti, all'ombra della Madonnina hanno fatto tappa più di 1.500 filantropi, giunti da tutto il mondo a più riprese. "Occorre una visione condivisa delle filantropia, per essere più incisivi e abbiamo bisogno di lavorare insieme: sui temi ambientali come su quelli sociali, per i nostri patrimoni artistici, così come per lo sviluppo della ricerca scientifica", aveva detto il numero uno della Fondazione Cariplo, in occasione di un convegno sul ruolo della filantropia internazionale che si è svolto sotto l’egida dell’EFC - European Foundation Centre, l’associazione che riunisce le principali organizzazioni filantropiche d’Europa. Senza, però, trascurarne uno. Anzi, da aggiungere nella lista delle priorità d'intervento. Ovvero "il problema degli sbarchi e dei naufraghi, delle persone che provengono dalle coste africane".

In quell'occasione, Guzzetti aveva sottolineato come tra i naufraghi che provengono dalle coste africane vi siano "molti bambini e ragazzini, non accompagnati dai genitori, che spesso finiscono col perdersi davvero".  Minori che "si perdono sulla strada dell'esistenza, finendo a fare chissà cosa, se non aiutati da qualcuno". Da qui la richiesta al mondo della filantropia di "prendersi cura di questi ragazzi". "Facciamo in modo che un giorno quei bambini, quei ragazzi, insieme ai nostri giovani, qui è nel resto dell'Europa e del mondo, diventino generatori di energia per il cambiamento", era stata la conclusione dell'accorato appelllo del numero uno della Cariplo.

Detto fatto, perché Guzzetti è stato preso in parola. Le Fondazioni europee, infatti, si sono messe subito al lavoro per strutturare gli interventi favore dei minori non accompagnati che sbarcano sulle coste italiane, dopo i viaggi della speranza, un problema che sta crescendo per numeri e per conseguenze in modo esponenziale. Di anno in anno: sono stati  7.831 nel 2014 (+54% rispetto al 2013) i minori senza genitori sbarcati sulle coste italiane. Nei primi 2 mesi del 2015, dei 7.883 migranti che hanno attraversato il Mediterraneo, 1 su 10 ha meno di 18 anni. Di questi, 521 hanno affrontato il viaggio completamente soli. Sono soprattutto maschi, provenienti da Gambia (135), Somalia (129), Eritrea (117) e altri Paesi dell’Africa sub-sahariana, ma anche da Siria e Palestina. A fine 2013 si registrava la presenza di 25.455 minori stranieri non accompagnati, di cui 12.685 richiedenti asilo in uno dei 28 paesi dell’Unione Europea, e 12.770 non richiedenti asilo.

Così, a farsi promotori dell'iniziativa, sono stati proprio i rappresentanti di Fondazione Cariplo e Compagnia di San Paolo di Torino, che hanno strutturato concretamente la collaborazione con un gruppo di fondazioni associate all’EFC. Ora, è attiva una task force che ha l'obiettivo di prendersi carico di questi bambini e ragazzi, che salgono da soli su navi e treni. Vengono accolti e seguiti da strutture di accoglienza e di accompagnamento per essere alla fine inseriti anche nel circuito scolastico. In attesa che i litigiosi Stati del Vecchio Continente si raccolgano intorno a un idem sentire, il gioco di squadra delle Fondazioni europee è un bell'esempio.