Affari Europei
La strategia di Apple contro l'Antitrust Ue? Low profile e soft power
Bruxelles è seconda solo a Washington come numero di lobbisti che affollano i corridoi delle istituzioni pubbliche. Ogni azienda, associazione e gruppo di interesse ha nella capitale belga svariati avvocati ed esperti in comunicazione pronti a perorare la causa di questa o quell'azienda, cercando di influenzare il processo legislativo. Mentre gli studi legali fanno milioni difendendo industrie e società che finiscono sotto la lente di ingrandimento di Tribunali e dell'Autorità Antitrust europea.
Apple fa eccezione. Nonostante l'Europa sia uno dei mercati più floridi per i suoi device, il gigante della mela morsicata non ha stuoli di lobbisti ai suoi ordini. Per fare un paragone, secondo i dati resi pubblici da Politico, Apple ha due lobbisti a Bruxelles e spende circa 770mila euro. Microsoft invece ha un budget da 4,5 milioni di euro e ha uno staff di oltre sette persone.
Sul tavolo non ci sono questioni di poco conto. Prima di tutto perché l'Unione europea ha competenza esclusiva in un settore, quello del mercato del digitale, che proprio in questi mesi avrà una forte accelerata, per arrivare alla costituzione di un mercato unico. In secondo luogo l'Antitrust europea ha comminato negli anni multe per svariati miliardi di euro alle industri dell'hi-tech.
Entro fine anno Bruxelles dovrà esprimersi sul tax ruling di cui Apple ha usufruito in Irlanda, dove ha i suoi headquarters. Se il gigante di Cupertino dovesse essere riconosciuto colpevole di aver ricevuto aiuti di Stato, dovrebbe pagare una multa da 17 miliardi di euro. Una enormità.
Questo significa che Apple non fa lobbying? Solo in parte. L'azienda infatti ha sposato un approccio di soft power: cerca di fare lobbing ma in maniera defilata, magari utilizzando i suoi programmi per l'ecosostenibilità o attraverso le associazioni di categoria che operano nella sfera bruxellese.