Affari Europei

Trivelle, la denuncia del M5S: “Europa in mano alle lobby”

L'intervista a Piernicola Pedicini, eurodeputato del Movimento 5 Stelle

Di Tommaso Cinquemani
@Tommaso5mani

Onorevole Pedicini, perché secondo lei é giusto votare sì al referendum indetto per il 17 aprile?
“Prima di tutto per una questione di tutela dell'ambiente e della salute delle persone. L'estrazione degli idrocarburi ha un impatto ambientale costante, non solo quando c'é un incidente. Per ogni barile c'é una quota di sversamento in mare. Questo ha conseguenze sull'ambiente marino e sulla pesca, e quindi sulla nostra salute”.

La normativa però prevede standard molto elevati per le estrazioni. Non vengono rispettati?
“Oggi il petrolio sul mercato costa pochissimo e quello italiano é di pessima qualità. Le compagnie minerarie per riuscire a fare utili diminuiscono tutte le attenzioni necessarie alla tutela dell'ambiente”.

La normativa europea in questo settore però é molto rigida. La sicurezza degli impianti non dovrebbe sussistere, o no?
“Queste norme sono solo sulla carta. I controlli non li fa l'Europa, ma sono demandati agli Stati che li demandano alle Regioni. Le Arpa (Agenzia regionale per la protezione ambientale, ndr) devono controllare che non vi siano ripercussioni sull'ambiente, ma molti dirigenti sono nominati dai governi regionali. Gli stessi governi che hanno commistioni con le compagnie minerarie che versano le royalties nelle loro casse”.

Perché non denunciate questa situazione?
“Ho personalmente avviato presso la Commissione europea una procedura di indagine per la Basilicata e la Sicilia proprio perché questi controlli non vengono fatte come si dovrebbe”.

In Europa state facendo una battaglia su questi temi?
“Abbiamo sempre portato avanti la bandiera della decarbonizzazione. Investire oggi sul petrolio significa perdere occasioni per il futuro. Nel nord Europa stanno investendo in ricerca e innovazione sulle rinnovabili, sviluppano tecnologia che domani venderanno a noi, che invece continuiamo ad estrarre”.

In relazione agli accordi di Parigi si sta muovendo qualcosa a livello europeo sul fronte della transizione verso una economia slegata dalle fonti energetiche fossili?
“Il mercato del petrolio é drogato dai sussidi statali. Nel mondo 5.300 miliardi di dollari sono i sussidi dati all'estrazione delle fonti fossili e sono superiori a quanto si spende in sanità. La plastica é vincente sul mercato, rispetto a quella biologica, solo perché é sussidiata. Nel 2015 l'Italia ha aiutato l'estrazione del petrolio con 3,5 miliardi. E ha dato al fondo contro i cambiamenti climatici solo 84 milioni di euro. Le lobby energetiche in Europa sono potentissime”.

La Commissione europea ha però tra le sue priorità la decarbonizzazione dell'Europa....
“Da noi si dice che il pesce puzza dalla testa. Il Commissario all'ambiente, Miguel Canete, é un petroliere e fa gli interessi della lobby che rappresenta. I programmi europei sono solo di facciata. Gli unici a crederci sono gli Stati del Nord Europa, ma l'ipocrisia della politica europea é che non blocca i sussidi degli Stati alle compagnie minerarie”.

Nel progetto di Unione energetica europea una delle priorità é quella di diversificare le fonti di approvvigionamento energetico perché l'Europa non dipenda da pochi fornitori. Attualmente infatti importiamo la maggior parte del gas da una manciata di Paesi: Russia, Libia e Algeria in primis. Sfruttare le fonti domestiche non aiuta a proteggerci dall'instabilità geopolitica globale?
“Sí, ma sarebbe vero se ci fosse lo stesso impegno per tutte le altre fonti energetiche oltre a quelle fossili. L'Italia ha un fabbisogno energetico annuo di 160 milioni di tonnellate di petrolio equivalente, il 67% viene coperto da gas e petrolio, quasi tutto importato, visto che le estrazioni sul suolo italiano coprono neppure un 7%. Non possiamo smettere di usare il petrolio domani, ma dobbiamo andare in quella direzione”.

Il settore estrattivo rappresenta però migliaia di posti di lavoro. In un momento di crisi economica non é facile ricollocarsi sul mercato...
“Le cifre che sbandiera il fronte del 'no' sono fantasiose. Quello che non si specifica é che le compagnie minerarie sono straniere e adoperano manodopera straniera. Inoltre il petrolio estratto ci viene venduto alla pari di un petrolio che viene dal Medio oriente. É questa l'assurda situazione in cui ci troviamo”.

Le royalties però sono pagate agli Stati, no?
“E infatti sono le più basse al mondo. Sono il 7% per il gas in mare e il 4% per il petrolio”.