Lo sguardo libero

Mancini ha fallito l’obiettivo, dovrebbe dimettersi

L'OPINIONE di Ernesto Vergani

Un professionista risponde del non conseguimento dei risultati

La non assunzione di responsabilità è un atteggiamento diffuso e diseducativo

Uno dei grandi problemi educativi tra i ragazzi di oggi è sviluppare il senso di responsabilità e la consapevolezza che le proprie azioni hanno conseguenze. Chi ruba, violenta una donna e uccide, finisce in prigione.  Così, per fare un accenno alla ben più drammatica attualità, Vladimir Putin dovrà rispondere della distruzione e della perdita di vite umane causate dalla guerra che ha scatenato in Ucraina.

Un professionista che riceve un grande stipendio e fa un lavoro privilegiato, se fallisce l’obiettivo, dovrebbe dimettersi. Roberto Mancini è stato bravo a condurre l’Italia a vincere i Campionati europei di calcio nel 2020, aveva l’incarico di qualificare l’Italia a Qatar 2022, i Campionati mondiali che si terranno a fine anno nel Paese della penisola araba – per giunta dopo l’esclusione da Russia 2018 -, Mancini ha fallito, anche se l’umiliante eliminazione a opera della Macedonia del Nord non è colpa sua.

In Italia vige questo costume. Dopo l’eliminazione della Juventus dalla Champions League da parte del Villareal – non il Liverpool, il PSG o il Real Madrid - Massimiliano Allegri ha dichiarato: “Parlare di fallimento è disonestà intellettuale”. Ci sono leader politici che perdono le elezioni e rimangano in carica. Manager che non raggiungono traguardi di crescita e combinano disastri in azienda, che se ne vanno con stock option milionarie. Giornalisti che lasciano il giornale, trovano esiti negativi in un altro e poi tornano al primo. Uno dei pochi casi opposti che si ricordano, è quello di Gad Lerner, che si dimise appena dopo tre mesi dall’insediamento quale direttore responsabile del TG1 perché, pur a sua insaputa, erano andate in onda immagini di pedofilia che non potevano essere diffuse per ragioni deontologiche.