Lo sguardo libero

Migranti, al Consiglio europeo il premier Conte ottiene più parole che fatti

Ernesto Vergani

L’Italia continuerà a essere responsabile dei migranti che sbarcano sulle sue coste

Dopo aver minacciato di porre il veto, che cosa ottiene il presidente del Consiglio Giuseppe Conte al Consiglio europeo di Bruxelles? Di concreto l’Italia consegue che siano destinati 500 milioni ai Paesi africani per arricchire le loro economie e quindi scoraggiare i migranti economici. Ciò sembra essere l’unico elemento tangibile. Sempre concretamente, ma senza che da ciò derivino fatti, quindi si potrebbe dire teoricamente, l’Italia ottiene che – parole del premier – “non è più sola ed è affermato il principio che chi arriva in Europa e le navi che giungono nel Mediterraneo devono rispettare le leggi, quindi anche quelle delle Ong, e che non dovranno interferire con la Guardia costiera libica”.  Inoltre il documento congiunto dei 28 sostiene che ci sarà un nuovo approccio sui salvataggi basati su azioni condivise dei partner Ue, ma non specifica di che cosa fattivamente si tratti.

Poi c’è il capitolo delle buone intenzioni, come il proposito di approfondire e studiare in futuro come organizzare piattaforme in Africa per accogliere e gestire i migranti e di rimettere mano al Trattato di Dublino. Tutto questo nel futuro.

A che cosa rinuncia l’Italia? E’ prevista la creazione volontaria di hotspot in altri Paesi Ue. L’aggettivo è chiaro: volontario. Un po’ come dire, con una metafora e mutatis mutandis, che le tasse si pagano volontariamente. Chissà quindi (lo si dice ironicamente) se Austria e Ungheria apriranno hotspot. In sostanza: tutti i migranti che sbarcheranno in Italia continueranno a essere gestiti dall’Italia e i porti degli altri Paesi europei a essere chiusi alle navi che trasportano migranti. In più l’Italia dovrà riprendersi i migranti scappati dal suo territorio e finiti in Germania, ha dato il via libera allo stanziamento di tre miliardi per la Turchia e al rinnovo delle sanzioni alla Russia.

Se è vero che la negoziazione è il rapporto tra ciò che si ottiene e ciò a cui si rinuncia, il saldo sembrerebbe negativo. Per parte sua il vice-premier e ministro dell’interno Matteo Salvini dichiara: “Non mi fido delle parole, aspetto i fatti”.