Culture

Diplomacy, Parigi e l'Arte del dialogo

di Patrizia Gioia

Ancora una volta trova conferma il mio sentire: l'economicismo di oggi è sempre più propenso ad inneggiare il lupo anche quando del lupo non c'è nemmeno l'odore; cioè il bello e il buono o lo scopriamo noi o certamente non saranno certo i media che ce lo indicheranno.

Così capita di trovare una "fragolina di bosco" dentro un cesto di insapori frutti di serra.

E senza dubbio il film Diplomacy è una succosa fragolina di bosco, uno di quei film che sanno far tremare dentro te tutto il passato e il futuro che ci portiamo addosso, senza cadere nella pappa misticheggiante di alcuna reincarnazione, ma partecipanti attivi alla co-creazione del mondo che ci ospita e che dovremmo rendere migliore, ognuno con il suo talento.

Il 25 agosto del 1944, gli alleati entrano a Parigi. Poco prima dell'alba, il generale tedesco Dietrich von Choltitz (Niels Arestrup), governatore militare di Parigi, si prepara ad eseguire gli ordini di Adolph Hitler, distruggere la capitale francese. Ponti e monumenti sono tutti stati minati e sono pronti ad esplodere. Ma sappiamo che Parigi non verrà distrutta. Per quali ragioni von Choltitz si rifiutò di eseguire gli ordini del Führer, nonostante la sua lealtà senza limiti per il Terzo Reich? Sarà stato lo svedese Raoul Nordling (André Dussollier), console generale a Parigi, a far cambiare idea al Generale?

Questa la trama, storia vera, del film.

Ma, a parte la seria ricostruzione storica del momento, quello che il film sa illuminare, in uno  straordinario dialogo tra due esseri umani, è la capacità umana di poter vedere "oltre", oltre l'assurdità di ogni ordine, oltre la follia di ogni potere, oltre le nostre stesse certezze.

Non ci potrebbe essere film migliore di questo per mostrare l'Arte del dialogo, quella straordinaria forza creativa e trasformativa che l'essere umano ha nella Parola e che Raimon Panikkar ha illuminato con il suo pensiero e la sua vita in un piccolo librino che dovrebbe esserci compagno ogni giorno: il dialogo, Arte indispensabile ( soprattutto tra religioni in questo infuocato momento storico) .

Gli uomini non sono monadi, abbiamo intressi fondamentali e fondamentalmente comuni. Siamo tutti invitati al banchetto della vita ed è questo il luogo ove insieme darle continuamente nuova forma. Non tutti vediamo il problema allo stesso modo, ogni cosa può essere messa in discussione e, naturalmente gli stessi punti di partenza dei dialoganti.

Certo il dialogo rappresenta un rischio reale, potremmo perdere ogni nostro punto di appoggio, addirittura capovolgere la nostra posizione. Tutto è in gioco, come lo fu Parigi in quel momento dialogico tra il generale e il console. ( Siamo aimè molto lontani dal "monologo" tra Boff e Messori di questi giorni sui giornali). 

"Il dialogo richiede una fiducia nell'uomo, è la fiducia che fa sì che l'uomo sia uomo. La verità è sempre relazione, il mondo non può essere visto completamente e interpretato attraverso alcuna singola finestra: non siamo solo in un mondo, noi siamo il mondo .Il dialogo è il frutto dell'esperienza della nostra contingenza. Nessun individuo, nessun gruppo umano, neppure tutta l'umanità vivente in un dato momento della storia può incarnare la misura assoluta della verità.Contingenza significa che tocchiamo (tangere) i nostri limiti e che l'illimitato ci tocca ( cum-tangere) tangenzialmente.In altre parole, il carattere aperto del dialogo partecipa della natura propria della realtà. La polarità della realtà è una caratteristica della sua vitalità. Il dialogo non è finalizzato alla vittoria di uno sull'altro; è essenzialmente un aspetto della vita umana, della Vita come un tutto e dell'Essere stesso. "( R.Panikkar)

E' questo quel che succede nell'avvincente storia vera di questo film, un film che sa farci toccare con mano la straordinarietà della nostra vita, la nostra capacità di essere artefici di scelte che solo un momento prima pensavamo impossibili per noi. Posso sempre avere l'opportunità di distruggere Parigi e contemporaneamente ho sempre in me la possibilità di renderla più umana, divenendo io più umano nella scelta che il destino mi pone davanti, è qui che svelo a Dio la sua divinità.

Dopo aver visto questo film, dopo aver visto la distruzione di città come Dresda, Varsavia, Berlino, non potrò non guardare ogni cosa intorno a me con una rinnovata nostalgia. Nostalgia di un luogo in cui ancora non siamo stati e che solo noi, insieme, possiamo rendere ogni giorno più vivo, più bello, più vero.

Questo l'augurio per tutti noi.


•REGIA: Volker Schlöndorff
•SCENEGGIATURA: Cyril Gely, Volker Schlöndorff
•ATTORI: André Dussollier, Niels Arestrup, Burghart Klaußner, Robert Stadlober, Charlie Nelson, Jean Marc Roulot