Economia

Crisi, lo smart working non conviene più. Gli italiani tornano negli uffici

Boom di richieste nella pubblica amministrazione, 4 persone su 5 costrette ad abbandonare il lavoro da remoto per riuscire ad arrivare alla fine del mese

Crisi energetica, lavorare da casa è diventato un costo insostenibile

Il caro bollette è diventato il primo punto in agenda per il nuovo governo. I costi dell'energia, infatti, stanno diventando insostenibili per famiglie e imprese. Migliaia di aziende annunciano la chiusura e le cose non vanno certo meglio per i privati cittadini. Frena il lavoro agile, gli statali - si legge sul Messaggero - come i dipendenti delle aziende private non vogliono rimetterci economicamente per colpa delle bollette a casa. Nella Pubblica amministrazione i lavoratori ora dicono no allo smart working in assenza di rimborsi per l'energia, segnalano dai ministeri. Allarme pure nelle aziende private, dove gli accordi non sono ancora obbligatori, ma dove spesso non sono previste compensazioni economiche per i rincari dell'energia. L'adesione al lavoro agile nella sua forma ibrida avviene nelle Pa su base volontaria e passa attraverso un accordo tra dirigente e dipendente.

Il problema - prosegue il Messaggero - è che gli statali adesso chiedono (senza ottenerlo) una sorta di bonus per coprire parte delle spese legate alle forniture di luce e gas, a fronte del maggior numero di ore che devono trascorrere a casa per effetto dello smart working. Insomma, il lavoro da remoto non conviene più come un tempo. Se da un lato è vero che migliora l'equilibro tra vita privata e lavoro (lo pensa l'80% dei lavoratori stando alle rilevazioni dell'Inapp), abbatte i tempi spesi negli spostamenti (sottolinea il 90% dei dipendenti) e in determinati casi aumenta la produttività (assicura il 66% dei datori di lavoro), dall'altro con il caro energia il lavoro agile sta diventando un lusso che in tanti non possono più permettersi se vogliono arrivare a fine mese.