Economia
D'Alema e le armi alla Colombia. Mediatori legati anche al suo pregiato vino




Spuntano legami tra lo studio legale Allen di Miami e le cantine dell'ex premier. Ma lui sosteneva: "Non li ho scelti io", qualcosa non torna
D'Alema e i mediatori americani. Il legame con le sue aziende vinicole
Continua a tenere banco la questione del tentativo di vendita di armi alla Colombia che ha coinvolto Massimo D'Alema. L'ex premier sarebbe infatti stato al vertice di un gruppo di mediatori per trattare direttamente con Bogotà, scavalcando il governo italiano. L'obiettivo era quello - secondo le accuse - di ottenere una maxi commessa sull'affare, lo stesso ex premier parlava in un'intercettazione di circa 80 milioni. Ma adesso - si legge sulla Verità - spuntano nuovi retroscena sull'advisor scelto per portare avanti questa trattativa. D'Alema aveva parlato di uno studio legale di Miami, Robert Allen, di cui però diceva di non sapere niente e che la scelta era stata fatta da un suo collaboratore.
Si è scoperto, invece, - prosegue la Verità - che quello stesso studio di avvocati era già in affari con D'Alema e che quindi presumibilmente l'ex premier conoscesse da tempo queste persone. Infatti, uno degli intermediari del tentato business con la Colombia è collegato direttamente a un socio della famiglia D'Alema e alla loro società vinicola. Il segnale che - secondo la Verità - lo studio legale della Florida non fu scelto a caso e ad insaputa di D'Alema, ma che anzi fu proprio selezionato in base a determinate caratteristiche utili per la conclusione dell'affare. Serviva infatti una società americana, perchè la legge degli Stati Uniti protegge l'attività legale, il rapporto tra avvocati e clienti, con il segreto.