Economia
Easyjet, prima perdita della storia. Forbici negli scali di Venezia e Napoli
Il comparto del turismo è senz’ombra di dubbio quello che più di tutti ha patito le drammatiche conseguenze economiche del Coronavirus. Secondo l’ultimo report di Iata, le perdite nette delle sole compagnie aeree ammonterebbero a 84,3 miliardi, cui se ne devono sommare altri 15,8 per il 2021. Fanno cento miliardi di minori guadagni in due anni, un disastro senza precedenti. Per questo motivo le aziende del settore hanno dovuto trovare il modo di prendere un po’ di fiato. Non fa eccezione Easyjet, il colosso a basso costo svizzero, che ha annunciato perdite per un miliardo di dollari nei primi nove mesi dell’anno, il primo bilancio in rosso dalla creazione dell’azienda.
D’altronde, nel periodo del lockdown più duro, il fatturato dell’azienda guidata da John Lundgren è passato da 1,76 miliardi di sterline del terzo trimestre 2019 a 7 milioni. Evidente, quindi, che non potesse bastare la cassa – che pure ammontava a inizio anno a 2,4 miliardi di sterline in contanti – per reggere alle temperie di una crisi senza precedenti. Per questo è stato necessario ricorrere ad altri strumenti di finanziamento che hanno comunque premiato Easyjet nonostante il momento drammatico. Sono stati raccolti 419 milioni di sterline con un’emissione obbligazionaria, è stato sottoscritto un prestito ponte da 600 milioni di sterline.
Altri 608 milioni sono stati raccolti dal noleggio dei propri velivoli per scopi medici. Inoltre, ed è questa la parte più dolente del piano di ripresa, sono stati predisposti fino a 4.500 esuberi, circa un terzo della forza lavoro. In Borsa l’azienda ha continuato ad avere una quotazione positiva, nonostante il periodo, e questo perché è stata tra le prime a ripartire dopo la quarantena. A luglio, ad esempio, il cosiddetto load factor (cioè il fattore di riempimento degli aerei) era dell’84%.
Gli aspetti peggiori, semmai, arrivano dall’Italia, su un duplice binario: quello degli investimenti e quello del rapporto con le Authority, senza contare qualche scivolone di comunicazione. Dunque, andando con ordine: Easyjet è stata oggetto di un provvedimento da parte dell’Antitrust per non aver offerto ai propri passeggeri, oltre ai voucher, anche un rimborso in denaro come invece impone la normativa europea.
Una prassi che hanno seguito all’incirca tutte le compagnie aeree, con alcune eccezioni, come Lufthansa: il gigante tedesco, infatti, ha rimborsato i viaggiatori che ne avessero fatto richiesta, ma ha altresì avviato un piano più complesso di esuberi, messa a terra di aerei e riduzione delle rotte. Tornando a Easyjet, invece, nel nostro Paese l’azienda ha deciso di ridurre il traffico su due hub, almeno temporaneamente, limitando “le attività della sua base all’aeroporto Marco Polo di Venezia fino a marzo 2021 e della base dell’aeroporto Capodichino di Napoli fino al 17 dicembre 2020”.
E il futuro? A tinte fosche. Se nel 2020 il calo di passeggeri è stato del 50%, toccando i 48 milioni di viaggiatori e 55 milioni di posti in meno, per il prossimo anno si prevede di volare a circa il 25% della capacità pianificata per il primo trimestre dell’anno fiscale 2021. Infine, per quanto concerne la forza lavoro, l’idea è di ridiscutere con i sindacati alcuni contratti, partendo dal Regno Unito e, a cascata, in Germania, Portogallo e Svizzera, ricorrendo e incrementando la presenza di lavoratori stagionali e flessibili. Per ritrovare le ali servirà ancora tempo.