Economia

Guerra tra piattaforme digitali, Steven Spielberg produrrà film per Netflix

di Daniele Rosa

Sempre più incerto il futuro delle sale cinematografiche tradizionali

Un accordo di collaborazione di diversi anni è stato siglato tra la società di produzione Amblin Partner, di proprietà di Steven Spielberg, e la piattaforma digitale Netflix.

L’accordo prevede che la società produrrà diversi film (solo film e non serie) per il gigante dello streaming. L’annuncio ufficiale si è limitato solo a questo perchè non si sa , ad esempio, se alcuni dei nuovi film potrebbero essere diretti dal regista stesso.

Unico chiarimento è la certezza che il rapporto tra Amblin e lo studio Universal (dove attulmente sono locati gli uffici) non subirà alcuna variazione.

Universal infatti ha distribuito tutta la produzione di Amblin, come Green Book e 1917, per decenni, e ha rinnovato la sua partnership nel 2020 per altri cinque anni nel 2020.

Il deal prevede dai tre a cinque film a stagione e nell’agenda è previsto, per il giugno 2022, il lancio di Jurassic World: Dominion.

Mentre il nuovo lavoro di Spielberg, il musical West Side Story, sarà distribuito dalla Disney a dicembre.

Spielberg nel comunicato ufficiale ha dichiarato che “in Amblin, le storie sono sempre state al centro di tutto ciò che facciamo, e dal primo minuto in cui io e Ted Sarandos, uno dei responsabili di Netflix, abbiamo iniziato a negoziare, si è creata un'incredibile opportunità per raccontare nuove storie insieme e raggiungere il pubblico in modi differenti”.

Nonostante Spielberg sia stato uno degli ultimi  grandi difensori della sopravvivenza delle sale, ha sempre dichiarato  d’essere d’accordo su un futuro dei cinema limitato ai film di eventi.

Si racconta che 2019 lo stesso regista ( che poi avrebbe smentito) davanti al Consiglio di amministrazione dell’Accademia di Hollywood si sarebbe schierato a difesa del divieto di partecipare agli Oscar per i film platform che non erano usciti sul grande schermo.

Ovviamente con Spielberg Netflix fa un grandissimo colpo aggiungendo un top player al vasto numero di registi, in cui ci sono già creatori come David Fincher o Guillermo del Toro.

Questa operazione è un pezzo della guerra tra piattaforme, che da due anni si fronteggiano per avere titoli sempre più appetibili per i clienti.

A maggio, Amazon ha acquistato gli studi cinematografici Metro Goldwyn Mayer (MGM) per quasi 7 miliardi di euro. Con questo accordo la società di Jeff Bezos ha aggiunto alla sua piattaforma Prime una libreria di 4.000 titoli. Nell’accordo sono stati compresi pietre miliari James Bond e Rocky, con l’esclusione di altri capolavori come The Magician of Oz, Singing in the Rain e Via col vento.

Qualche giorno prima invece il gigante AT&T ha scorporato la sua società Warner Media fondendola con Discovery, altra grande società di creazione di contenuti, per alimentare i contenuti.

La fusione, che si concluderà nel 2022, consentirà alle due società di riunire sotto lo stesso tetto fiction HBO, notizie CNN, documentari Animal Planet e Discovery, spettacoli lifestyle di Oprah Winfrey e trasmissioni televisive popolari, come Food Network.