Economia

Kpmg, la crescita del Made in Italy al centro della M&A Academy in Borsa

Il futuro delle imprese italiane tra occasioni perdute e opportunità di rilancio: successo per l'M&A Academy di KPMG in Borsa Italiana

La crescita del Made in Italy tra occasioni perdute e opportunità di rilancio: è questo il tema al centro della terza edizione del convegno M&A Academy, organizzato in collaborazione con Borsa Italiana/ELITE e SDA Bocconi, che si è tenuto a Milano nel Palazzo Mezzanotte, sede di Borsa Italiana.

Il progetto, ideato e promosso da KPMG, ha l’obiettivo di condividere e diffondere la cultura della crescita dimensionale nel sistema imprenditoriale italiano, fornendo spunti operativi alle aziende ad alto potenziale di crescita per gestire in chiave strategica l’M&A per la creazione di valore.

Secondo il report illustrato stamattina alle imprese, In Italia ci sono ancora numerose opportunità di aggregazione: nonostante i principali comparti della nostra economia siano ancora frammentati, numerose aziende di medio- piccole dimensioni hanno fatturati in crescita, buona redditività e solida situazione finanziaria e possono essere protagonisti nell’M&A.  Lo ha confermato ad Affaritaliani.it Max Fiani, partner di Kpmg Corporate Finance: “Pensiamo che la crescita delle imprese possa ripartire, ci sono tante opportunità, ci sono diversi settori dove l’Italia è leader a livello mondiale. Tante aziende hanno i numeri a posto per essere protagonisti dell’M&A. I capitali ci sono e ci sono tanti strumenti che possono affiancare il credito bancario e il capitale di rischio nel fare acquisizioni”.

Il consolidamento di alcune aziende italiane passa anche attraverso alcune storie di successo. Come quella di Amplifon, che l’amministratore delgato Enrico Vita ha raccontato ai microfoni di Affaritaliani.it. “L’M&A è stata una leva fondamentale per il nostro gruppo. La nostra azienda ha iniziato l’espansione geografica molto presto, per fare tutto questo è stato molto importante il nostro ingresso in Borsa nel 2001, che ci ha permesso di reperire risorse finanziare che ci hanno consentito di espanderci tramite attività di acquisizioni e fusioni”.

 

Nei principali comparti del Made in Italy ci infatti sono 355 aziende italiane con fatturato superiore a 50 milioni di euro. Cinque i comparti del Made in Italy occupano posizioni di rilievo a livello mondiale: tessile, meccanica, metallurgia, alimentare e farmaceutica. Nell’ultimo trentennio, i comparti industriali sono stati interessati in media da 20 acquisizioni di taglia medio – piccola all’anno. Molte grandi aziende però sono passate nelle mani di investitori stranieri. Secondo Luca Manzoni, responsabile corporate del Banco BPM  le banche giocano un ruolo fondamentale per scongiurare l'ipotesi di acquisizioni da parete di multnazionali:  “Vorremmo incentivare i nostri imprenditori perché le condizioni di funding sono mediamente ancora buone – ha detto Manzoni ad Affaritaliani.it-  La leva del credito alle banche sia disponibile per le aziende che vogliano investire nei mercati internazionali.

La quotazione in Borsa Italiana può essere un valido strumento per le aziende italiane per affacciarsi ai mercati esteri, come dice ad Affaritaliani.it Raffaele Jerusalmi, Amministratore Delegato di Borsa Italiana: "Spingiamo le aziende che fanno parte del nostro circuito aconsiderare l'M&A come lo strumento per crescere. Dobbiamo però averedegli imprenditori più coraggiosi che abbiano la volontà di andare acomprare all'estero, così come fanno gli investitori quando vengono acasa nostra".

Tra le aziende italiane che ha avuto il coraggio di acquisire imprese all'estero c'è Biesse, come spiega ad Affarialitani.it Stefano Porcellini, Consigliere Esecutivo e Direttore Generale di Biesse: "Biesse produce macchine per lavorare il legno. Oggi fatturiamo 740milioni ed è un'azienda cresciuta negli ultimi anni anche grazie alleacquisizioni di piccole eccellenze, nel campo della meccanica e dellameccatronica, grazie alle quali abbiamo aumentato la gamma diprodotti. All'estero siamo cresciuti tramite acquisizioni, soprattuttosull'area distributiva. Abbiamo comprato rivenditori perché siamoattenti alla parte commerciale. Grazie a questa rete che abbiamocreato, offriamo alle aziende con cui entriamo in contatto mercati mondiali". 

Non solo S.p.a., ma anche le cooperative possono crescere per acquisizioni. Ne è un esempio Granarolo, come spiega ad Affaritaliani.it Giampiero Calzolari, presidente di Granarolo: "Il modello cooperativo ha un forte contenuto di innovazione innato perché per definizione l’esperienza cooperativa e intergenerazionale. Ogni qual volta c’è una sfida è necessario che la cooperativa si interroghi su quali siano gli strumenti adeguati per perseguire il mantenimento di crescita e intergenerazionalità.  In un momento come questo la crescita era quasi un dovere, abbiamo una struttura che prevede una cooperativa a controllo della S.p.a. Da questa intesa è nata la possibilità di istituire delle iniziative assumendo la responsabilità in capo allaS.p.a. ma ovviamente con la condivisione da parte della proprietà cooperativa".