Esteri
Usa. Presidenziali sempre di più una partita giocata tra milionari.

La crescita smisurata dell’attività di lobby fa crescere anche la diseguaglianza politica
La crescita dl lobbismo negli Stati Uniti e in particolare a Washington, nel cuore del sistema politico americano, è stata
spettacolare. Nel 1970 la lobby americana era rappresentata da 175 gruppi. Nel 2019 erano registrati ben11862 organizzazioni portatrici di interessi. E pure le Organizzazioni benefiche si sono trasformate in molti casi in generatori di influenza politica.
Usa. Crescita smisurata delle lobbies, portatrici di interessi
Infatti grazie alle leggi legate ai finanziamenti delle campagne politiche, chiare ma lievi, e sulle quelle legate alle contribuzioni benefiche i multimilionari politici americani hanno molte possibilità per trasformare la loro ricchezza in influenza politica. Ed oggi anche grazie a piattaforme di enorme influenza come Facebook o Google o Twitter che a loro volta hanno creato multimilionari come Mark Zuckerberg o Rupert Murdoch.
Mai come adesso, nella storia americana, le elezioni presidenziali hanno fatto emergere un semplice ma inquietante legame tra ricchezza e possibilità di arrivare al potere.
E questo perché da una parte, la repubblicana, c’è Trump un milionario accreditato da Forbes di una ricchezza di 3100 milioni di dollari, e dall’altra, la democratica, rappresentata da altri due uomini, Bloomberg e Steyer, il primo 12esimo più ricco al mondo e il secondo nel club dei 600 americani possessori di patrimoni di oltre mille milioni di dollari.
E non è un caso che fino ad ora nei vari dibattiti fra i candidati dem la parola più usata non sia stata, il cambio climatico, la Cina, l’immigrazione o il terrorismo ma milionario.
Crescita smisurata delle lobbies portatrici di interessi
Perché, soprattutto Sanders, vicino ai lavoratori, attacca di continuo le grandi ricchezze e i loro possessori giudicandoli responsabili di tutte le diseguaglianze che si sono create nel paese.
Diseguaglianze che continuano ad aumentare.
Un Sanders che, dopo la recente vittoria in Nevada, immagina importanti piani fiscali per redistribuire tutta questa ricchezza nelle mani di pochi.
Dagli anni 80 in America, così come in molte altre parti del mondo, la forchetta che separa i più ricchi dai più poveri si è allargata sensibilmente e questo ha influito pesantemente anche nelle democrazie, soprattutto nelle elezioni. La diseguaglianza economica è considerata dal 95% degli americani dem, secondo un sondaggio, uno dei più grandi problemi degli Stati Uniti, insieme al cambio climatico e all’assistenza sanitaria.
E adesso sembra essere più chiaro nel ‘sentiment’ della popolazione che tale diseguaglianza si traduce molto spesso in diseguaglianza politica. Infatti le lobbies che rappresentano gli interessi dei supericchi sono sempre più numerose e con disponibilità per ‘comprare influenza’ quasi illimitata.
I 400 americani più ricchi hanno aumentato di tre volte la loro ricchezza dagli anni 80 e hanno nelle loro mani il potere economico di oltre 150 milioni di americani.
Comunque l’influenza del danaro molto spesso in Usa non ha colore politico e molti americani ricchi sostengono candidati dem o cause democratiche. Vi è solo una differenza, notata da diversi osservatori : i progressisti parlano molto e danno meno, mentre i conservatori parlano meno e danno di più.
Tutti i candidati a queste presidenziali ricevono importanti sostegni economici da grandi imprenditori o finanziatori. Tutti tranne due.
Il Primo è Bernie Sanders che si finanzia solamente con piccole contribuzioni da parte di tutti i suoi sostenitori e che si vanta di non aver mai ricevuto un dollaro dai multimilionari sostenendo che ‘se i multimilionari ti danno i soldi tu per chi governi?.
Il secondo è Michael Bloomberg che non intende accettare soldi da milionari. E in fondo, con un patrimonio stimato di oltre 62000 milioni di dollari, gli bastano i suoi per fare campagna.
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