Politica

Giorgia Meloni leader del Centrodestra anche... in Europa. Sfida a Salvini

L'opinione di Vincenzo Caccioppoli

Giorgia Meloni, successo della sua missione a Bruxelles per la leader di Fratelli d'Italia

Non era scontato che la missione della Meloni a Bruxelles, organizzata dai due preziosissimi sherpa della leader di Fdi in Europa, Raffaele Fitto e Carlo Fidanza, comprendesse l’incontro con il presidente del parlamento europeo e con il commissario alla economia Paolo Gentiloni, tutti e due esponenti di spicco di quel Pd che in Italia è chiaramente rivale della Meloni. Ma in Europa la Meloni non si presenta come una semplice leader di partito, bensì come presidente dell’Ecr, il gruppo dei conservatori europei, che proprio in questi giorni è impegnato in fervide discussione sulla ipotetica maxifusione dei gruppi del centrodestra, come prospettato già da Matteo Salvini.

Non è perciò un caso se nella due giorni nella capitale europea Giorgia Meloni abbia incontrato sia il leader polacco Mateusz Morawiecki e sia, soprattutto, il premier ungherese Orban. Qualcuno ha sottolineato come questo potesse essere visto come una sfida anche in Europa all’alleato di coalizione Matteo Salvini, che il 1 Aprile era volato a Budapest, per incontrare i due leader, per sondare appunto le possibilità di unirsi in un unico gruppo in Europa. Certo non è un mistero che i polacchi vedrebbero di buon occhio un allargamento del partito dei conservatori anche ad altre forze presenti a Bruxelles, per poter fare un fronte comune contro i socialisti, che sembrano aver preso i sopravvento su un Ppe, sempre più in crisi di identità. Intenzione dell’Ecr potrebbe perciò essere proprio quella di togliere spazio e peso al Ppe “ sempre più a rimorchio di socialisti, liberali e verdi” come dice Carlo Fidanza.

La stessa Fidesz, dopo ‘uscita dal Ppe stesso, sarebbe, secondo alcuni, interessato a sondare nuove opportunità in Europa, di cui l’approdo in Ecr sarebbe solo una delle opzioni. Orban, infatti, è alla ricerca di una sponda in un parlamento europeo sempre più ostile, che da tempo sembra averlo messo nel mirino, per le sue politiche giudicate poco aperte e democratiche, come il caso della legge volta a mettere il divieto alla promozione della omosessualità fra i giovani, che ha scatenato polemiche a non finire, che sono arrivate anche a sfiorare gli Europei di calcio. La sua scelta di abbandonare il gruppo dei popolari europei è stata probabilmente anche frutto di una scelta polemica verso un atteggiamento del gruppo un po' troppo morbido e poco coeso nel difenderlo contro i continui attacchi di socialisti, liberali e verdi. La Meloni è stata da sempre molto attenta a costruire una collaborazione con Orban, come la visita del leader ungherese alla festa del partito a Roma nel 2019 ha dimostrato.

Quindi è naturale che anche solo per riconoscenza il leader magiaro non possa c che guardare anche al gruppo che presiede da qualche mese proprio la Meloni. Questo viaggio europeo, che non a caso, forse, arriva alla vigilia di un importante Consiglio europeo, è stata occasione quindi sia per ribadire con forza quella che è la visione del gruppo dei conservatori europei  su tematiche cruciali quali l’immigrazione, la sicurezza e la ripresa economica post pandemia (si dice che a Gentiloni la Meloni abbia chiesto, senza indugio alcuno, chiarimenti sulle condizionalita del piano di resilienza e resistenza dell’Europa e sulle ipotetiche nuove tasse previste), ma anche appunto per mettere ordine in un centrodestra europeo un po' spaesato. Il fatto che poi a questo viaggio molti commentatori abbiano voluto vedere l’ennesimo capitolo della querelle fra i due principali leader del centrodestra italiano, è forse più questione di costume e da retroscenisti, che questione di real politik. “ La Meloni ha sempre mantenuto anche in Europa, come in Italia, una sua coerente e ferma posizione, sono altri che invece forse ora hanno cambiato idea. Comunque nessuno vuole competizione fra noi e la Lega, né in Italia e nemmeno in Europa.

Noi abbiamo solo un obiettivo, sia in Europa che in Italia, sconfiggere le sinistre, che sono i nostri unici avversari, il resto è pura fantasia. Giorgia ha ormai una statura a livello internazionale, che attualmente pochi altri leader italiani possono vantare, certo non è lei a dover cercare sponde o patenti di credibilità da chicchessia” dice un senatore di vecchio corso del partito, assai vicino alla Meloni, facendo capire chiaramente che se qualcuno vuole progettare alleanze o federazioni, deve prima parlarne con chi comunque in Europa già occupa una posizione di rilevanza. Insomma si vedrà nei prossimi mesi se il tentativo di Salvini in Italia di federarsi ( ma forse sarebbe più corretto dire annettersi) Forza Italia, avrà successo o meno. Pecche  chiaro che un simile passaggio non potrà che portare la Lega all’interno del Ppe, e lasciare quindi alla Meloni il controllo della destra con il gruppo di Ecr, che rimarrà compatto e a cui a quel punto non potrà che approdare Orban e chissà magari anche il Rassemblment national di una Le Pen, che, in testa nei sondaggi per le presidenziali del 22, ha certamente bisogno di trovare una collocazione di maggior peso di quello che le può garantire la formazione di Identità e Democrazia.