Politica
Governo avanti con il gioco del cerino. I rumor prima delle parole di Conte

Governo, cosa accede in Lega e M5S nel giorno più importante per il governo
Bocche cucite in casa Lega a poche ore dalla conferenza stampa convocata dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte per "comunicazioni importanti". Matteo Salvini ripete come un mantra la solita litania sulla flat tax ("Taglio abbondante delle tasse altrimenti il debito esplode, lo diremo all'Unione europea") e sulla Tav ("Concluderla è buonsenso"), senza ovviamente dimenticare l'autonomia regionale, lo Sblocca-Cantieri e il Decreto Sicurezza bis.
Ai piani alti del Carroccio, fonte governativa, sono convinti che alla fine si andrà avanti con il gioco del cerino tra i due vicepremier. Un gioco fatto di dichiarazioni roboanti, penultimatum e velate minacce. Il ministro dell'Interno, forte del 34,33% ottenuto alle elezioni europee, accelera e vuole dettare l'agenda ponendo l'accento soprattutto sul tema economico (choc fiscale) e sulla sfida all'Unione europea. Luigi Di Maio, furioso per le dichiarazioni di Roberto Fico sul 2 giugno “Festa anche di migranti e rom” (un altro regalo al Carroccio, dicono fonti pentastellate), cerca di abbozzare e di correggere l'esuberanza del leader leghista.
Nei 5 Stelle sottolineano la difficoltà del momento: maggioranza assoluta in Consiglio dei ministri, quasi il doppio di parlamentari dell'alleato di governo, ma è diffusa la consapevolezza che dopo il voto per le Europee qualcosa va concesso a Salvini. Nel Carroccio parlano apertamente di forte svolta necessaria su più fronti - rilancio della crescita economica in testa - altrimenti è inutile andare avanti così. Poi c'è il ruolo del premier Conte che ha incontrato i due partiti di maggioranza per tentare di trovare una mediazione sullo Sblocca-Cantieri "per fare chiarezza sull'emendamento che la Lega ha presentato al Senato per sospendere per due anni il codice degli appalti".
La strada è difficile, tortuosa, tanto che qualcuno parla di un presidente del Consiglio molto stanco e che avrebbe voglia di tornare a fare il docente universitario. Ma l'impressione di fondo è che nonostante tutti i problemi, le incomprensioni e le difficoltà si andrà avanti, come detto, con il gioco del cerino tra Salvini e Di Maio. Nessuno dei due vuole essere il killer dell'esecutivo del Cambiamento, nato dalle elezioni del 4 marzo 2018, che tante speranze aveva suscitato negli italiani. In sostanza, quel cerino non vuole ritrovarselo in mano nessuno.
Il vicepremier leghista continuerà ad alzare il tono sui temi cari in Via Bellerio (forte del risultato del 26 maggio) e il vicepremier pentastellato continuerà a provare ad arginare ("Farò da argine”, aveva detto subito dopo la chiusura delle urne) l'irruenza del Carroccio. Ma senza arrivare al punto di rottura e con il premier, obtorto collo, nel ruolo di mediatore infinito e certosino. Come sulla risposta alla lettera dell'Ue, sullo Sblocca-Cantieri, sul Decreto Sicurezza bis con i rilievi del Quirinale etc, etc... Almeno questo è lo stato a poche ore dall'attesa conferenza stampa del capo del governo.