Politica
Governo, l'invidia femminile di Concita per "Donzella" Meloni

Meloni ha fatto bene a sottolineare la autonomia del capo del governo, che è di tutti gli italiani, e non è la squadra di calcio del Monza
La bionda giornalista ha declassato Meloni da premier a “donzella”. Dove portano l’odio e l’invidia delle donne nei confronti delle donne in ascesa?
Sarebbe utile non alimentare divisioni tra l’Italia di Liliana Segre, dei familiari di Matteotti e delle vittime dello spietato Duce, Benito Mussolini, da una parte, e quanti sono stati designati dagli elettori come loro rappresentanti, pro-tempore, in Parlamento e al governo, dall’altra. Questa è la democrazia dell’alternanza.
E demonizzare La Russa, Meloni, Fontana, vincitori il 25 settembre, nelle gabine, rischia di contribuire, in una fase drammatica, ad alzare il livello dello scontro, nelle Camere, sui giornali, nei talk e nelle piazze, ma non giova a nessuno. Neppure ai partiti, che le elezioni le hanno perse e stanno cercando di attrezzarsi per una lunga opposizione, scegliendo nuovi leader e obiettivi più convincenti.
Perchè far credere a costoro che, dal momento che nelle stanze dei bottoni stanno arrivando i “cattivi”, votati dalla maggioranza, ma odiati dai “migliori” italiani, presto, loro, “i buoni”, torneranno a occupare le amate poltrone?
A sostegno di questo “ragionamendo”, di demitiana memoria, ricordo che Giacomo Matteotti l’opposizione, dura e intransigente, a Mussolini la condusse, pagandola con la vita, a Montecitorio, non sulle piazze nè vergando articoli sull’ “Avanti!” Giorgia Meloni, che è nata 32 anni dopo la fucilazione di Mussolini e aveva 11 anni quando morirono Almirante e Romualdi, ex RSI, poi capi del MSI, deve essere giudicata sulla base dei successi e/o dei flop del suo esecutivo, non ancora al lavoro.
E sinora Meloni merita elogi per la fermezza con la quale ha mandato al tappeto, al primo round della legislatura, un peso massimo del teatrino politico e della sua maggioranza, il declinante Silvio Berlusconi, dicendo di non essere ricattabile e respingendo la pretesa del capo di Forza Italia di imporre la nomina a ministra di una senatrice, Licia Ronzulli, molto vicina a lui e a Salvini. Meloni ha fatto bene a sottolineare la autonomia del capo del governo, che è di tutti gli italiani, e non è la squadra di calcio del Monza, di proprietà dell’attempato senatore milanese e di Galliani.
In tale clima di scontro, con i figli che premono su papà Silvio pro-intesa con Giorgia, l’articolo domenicale di Concita De Gregorio, in pratica, ha archiviato tante battaglie del giornale-partito di Scalfari contro il disprezzato “Sultano di Arcore” e le 10 insidiose domande su Ruby del defunto D’Avanzo.
La bionda giornalista ha declassato Meloni da premier a “donzella”. Dove portano l’odio e l’invidia delle donne nei confronti delle donne in ascesa? A Villa Grande, la lussuosa residenza romana dell’ex premier, dove visse Franco Zeffirelli.