Politica
Littizzetto: "Referendum? Incomprensibili. Io vado al mare". Scoppia il caso



"Servizio pubblico? Veramente?". È la domanda che si fa Guido Crosetto, fondatore di Fdi. Gasparri e Calderoli su tutte le furie chiedono spiegazioni alla Rai
Littizzetto: "Referendum? Ci hanno preso per 60 mln di Perry Mason"
Scoppia il caso Luciana Littizzetto in Rai. La comica nel suo monologo consueto a "Che tempo che fa" su Rai Tre, ha parlato dei referendum sulla giustizia, sminuendoli. Questo ha mandato su tutte le furie le forze politiche di destra. Il primo ad indignarsi è stato il fondatore di Fratelli d'Italia Guido Crosetto, sarcastico il suo commento su Twitter. "Servizio pubblico? Veramente?". L’ex politico se la prende per le parole della Littizzetto, che ha usato toni forti nel parlare dei referendum della giustizia, il cui voto è previsto per il 12 giugno: "Custodia cautelare, legge Severino, ancora ancora, ma elezione csm, separazione delle carriere, elezione consigli giudiziari ma che cacchio ne so? Ma per chi ci avete preso? Per 60 milioni di Giuliani Amati? Siamo forse dei Perry Mason? Votare è bellissimo, però vi dico la verità: il 12 giugno pensavo di andare al mare". Crosetto non ha affatto gradito il discorso, con tanto di letterina, andato in onda sulla tv di Stato.
Durissimo il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri, ex ministro delle Comunicazioni: "In genere - spiega Gasparri al Giornale - quando incrocio la Littizzetto cambio canale, direi che sia meglio che si occupi di stracci per la polvere che sono più alla sua portata invece che di certi temi. Quando anche lei avrà qualche guaio giudiziario capirà quanto siano importanti questi referendum per porre fine alla politicizzazione della magistratura". Il vicepresidente del Senato Roberto Calderoli non la prende bene: "Ogni volta che sento queste cose qui mi va il sangue alla testa. L'abbonamento Rai che serve per pagare lo stipendio alla Littizzetto e a Fazio non mi va giù. In un momento nel quale nessuno parla dei referendum loro non trovano di meglio da fare che disincentivare alla partecipazione al voto".