Politica
Oddati, il Pd avrà perso nel palazzo ma ha riconquistato la visione del paese

Per il coordinatore delle agorà democratiche, il voto di ieri al senato viene letto come una prova generale in vista del quirinale
Oggi è il giorno delle polemiche ma anche dei riposizionamenti. È questo lo scenario da day after dopo il voto “segreto” – concesso dalla Presidente Casellati – al Senato che ha di fatto dato il via libera alla “tagliola” e affossato il DDL Zan. Un voto che ha visto gli esponenti del centrodestra esultare con tanto di cori da stadio e applausi mentre il Paese, invece, ne chiedeva a gran voce l’approvazione. Una legge, quella sull’omotransfobia, che era arrivata alla discussione di Palazzo Madama già fortemente osteggiata dalla Lega con Pillon e Ostellari, da Fratelli d’Italia e che ieri ha fatto registrare anche il voto contrario di Forza Italia e Italia Viva. Ventitré i voti fatali al Partito Democratico che si era fatto promotore del DDL con il sostegno di M5S, LeU e Articolo1. Decisivi anche i franchi tiratori.
Insomma, il Partito Democratico dopo aver vinto le elezioni amministrative incassa la prima “sconfitta di Palazzo” e probabilmente anche il “nuovo Ulivo” immaginato da Enrico Letta ne esce quantomeno ridimensionato in termini di ‘area vasta’ che sarebbe dovuta andare da Carlo Calenda a Giuseppe Conte. Perché, quella che ne è venuta fuori è una vera e propria conta – o manovra tattica, che si voglia - in vista del voto, ormai imminente, per il Quirinale ed il post Sergio Mattarella. Su questi temi, abbiamo posto delle domande a Nicola Oddati membro della direzione nazionale del Partito Democratico, coordinatore delle Agorà Democratiche e di Rete Prossima.
Nicola Oddati, come leggere il voto di ieri al Senato sul DDL Zan?
Sono molto d’accordo con la lettura data dal segretario Enrico Letta. Il voto di ieri ha diverse sfaccettature: innanzitutto è un colpo basso all’immagine dell’Italia. Noi siamo un grande Paese democratico, aperto e tollerante. E bocciare per meschini giochetti di palazzo una norma di grande civiltà, non è un bello spettacolo. Poi lo scempio di quell’applauso che ha seguito il voto, è un’offesa gratuita fatto a chi attendeva da anni questa legge per vedersi riconosciuti dei diritti sacrosanti. Inoltre, trovo inaccettabile che le prove generali in vista del voto sul Quirinale, questo gioco degli accordi, si faccia sulla pelle delle persone. Non poteva esserci cosa peggiore. Ho trovato tutto molto squallido.