Palazzi & potere
Accordo segreto Colle-Gentiloni per blindare la legge di stabilità
L'obiettivo è affrontare gli ostacoli di Palazzo Madama prima che cominci la campagna elettorale. Poi alla Camera la manovra viaggerà spedita
Prepariamoci. Da settembre, il Capo dello Stato farà sentire la sua «presenza» in maniera ancora più forte e incisiva: l' interesse del paese prima di ogni altra cosa. E questo passerà anche e soprattutto per la prossima manovra economica che il Colle assieme al capo del governo si appresta a «blindare».
L'obiettivo, scrive Il Tempo, è evitare che le tensioni tra i partiti si scarichino sulla manovra, evitare che i dissidi e le tensioni Renzi-Padoan abbiano il sopravvento, così come le minaccie e i veti tra Renzi e Bersani e le «derive» centriste. Perchè al Senato il rischio bocciatura esiste e al Colle non ne vogliono proprio sentir parlare, così come non vogliono sentir parlare di «esercio provvisorio», ipotesi peraltro ventilata dai vertici del Pd.
Dopo l' estate, quando i mercati riprenderanno a «pompare» a pieno ritmo e l' Italia potrebbe finire vittima della speculazione, il Colle non si limiterà a lanciare appelli. Il Quirinale ha una sua strategia. Ed è per questo, per evitare incidenti parlamentari sempre in agguato, che a Palazzo Chigi, con la tacita intesa del Colle, avrebbero già studiato le contromosse: meglio cominciare a discutere la manovra dal Senato. «La scelta è stata attentamente ponderata, valutando tutti i possibili scenari, mosse e contromosse» raccontano da Palazzo Chigi. «Meglio partire dal Senato per evitare l' avvicinarsi della scadenza elettorale e quindi tutti i prevedibili distinguo dei partiti». Come tutti sanno la legge di bilancio va presentata entro metà ottobre per essere poi approvata entro fine anno. E più il Parlamento avrà tempo di lavorarci a «distanza di sicurezza» dall' incandescente clima elettorale tanto meglio sarà. «Tanto poi alla Camera non ci saranno problemi» trapela da Palazzo Chigi. E alle brutte ci sarà sempre il «soccorso azzurro» di Forza Italia oppure dei nuovi «responsabili», così amano definire dalle parti di Palazzo Chigi i centristi che in queste ultime settimane si sono mossi con forza verso il signore di Arcore e che da lui prenderanno ordini in questo scorcio finale di legislatura.
In tal modo, continua Il Tempo, chi vorrà distinguersi e magari iniziare la campagna elettorale partendo proprio dalla manovra, potrà sì farlo, ma senza giocare sulla pelle del Paese. D'altra parte, le questioni aperte sono molte e rischiano di intrecciarsi l' una all' altra a comin ciare dalla legge elettorale. E bisogna sminare il terreno. Per questo Berlusconi, in maniera molto intelligente, sembra muoversi in sintonia con il Qurinale. Un Berlusconi che nell' ultima intervista al Giornale ha voluto mandare un messaggio in «codice» ma allo stesso tempo ben preciso al segretario dem: «Caro Matteo, comportati da statista perché se saremo in grado di fare le riforme che il Colle ci chiede avremo poi tut toil diritto, noi due, di proporre il candidato premier, altrimenti lo farà Mattarella e noi non potremo che accettare». Insomma, la partita della riforma elettorale servirà anche per avere «crediti» con il Colle da spendere dopo, quando bisognerà formare il governo e scegliere il premier.
Ma non è tutto, perchè la vera «mina» che rischia di esplodere si nasconde dietro la data del voto, un possibile un braccio di ferro tra Nazareno e Quirinale. Ancora una volta la traiettoria di Renzi non coincide con quella del Colle.