Palazzi & potere
Matteo Renzi, meglio la fuga. Intanto Franceschini, Orlando e Pisapia...

Matteo Renzi è impegnato quasi esclusivamente nel tour promozionale del suo libro ed evita accuratamente di mettere bocca nelle polemiche di questi giorni. I suoi avversari interni, invece, stanno lavorando alacremente per metterlo alle corde . Il piano per costringere alla resa il segretario è già a buon punto. Il «via» verrà dato in autunno, dopo le elezioni regionali siciliane, nella convinzione che quella sarà una fase di maggiore debolezza della segreteria, scrive il corriere della sera. Dovrebbe essere convocata a gran richiesta una direzione del partito e in quella sede verrebbe presentato un ordine del giorno a favore del premio di coalizione (che magari preveda l' abbassamento della soglia al 35 per cento).
Ufficialmente i numeri stanno dalla parte del leader del Pd, ma i suoi avversari puntano a sottrargli consensi anche negli organismi dirigenti, facendo leva sul malumore di chi sa già che non sarà ricandidato. Il vero obiettivo, però, è quello di riuscire a staccare da Renzi i «big» del partito, come Graziano Delrio e, addirittura, il vicesegretario Maurizio Martina. I quali, va detto per amor di cronaca, non hanno ancora dato nessun segnale di volersi defilare. Il bersaglio finale è Paolo Gentiloni: per gli avversari di Renzi portare il premier dalla loro parte equivarrebbe, a detta loro, a «una vittoria certa».
Ma Gentiloni rimane leale al segretario per questioni di «serietà». Insomma, sembra reggere e, anzi, addirittura consolidarsi, l' asse Orlando-Franceschini.
Con la coalizione, infatti, gli avversari di Renzi dentro il Partito democratico tornerebbero a chiedere le primarie per la scelta del leader. E qui scenderebbe in campo Giuliano Pisapia, che nel frattempo ha archiviato l' idea di fare una «cosa rossa» con Mdp .