Politica

Ue, bocciati Michel e Von der Leyen. 8 a Merkel-Rutte, Conte promosso. PAGELLE

Vincitori e vinti. Carlo Fidanza, Capodelegazione di Fratelli d’Italia, dá le pagelle ai protagonisti del Consiglio Europeo conclusosi stamane a Bruxelles. 

CONTE: 6-

Sbaglia l’impostazione della trattativa, appagato dalla proposta franco-tedesca di 500 miliardi di sussidi, che inevitabilmente erano destinati a diminuire sotto i colpi dei frugali. Apre a un taglio dei sussidi in cambio di zero condizionalitá, ma porta a casa meno sussidi e più condizionalitá. Alla fine combatte e cade in piedi. Sfinge.

MERKEL: 8

Non voleva perdere metà del suo semestre di presidenza ad inseguire le richieste dei mediterranei, perché ha da pensare a cose più importanti per lei, dalla Brexit al rapporto con USA e Cina. Si erge a grande statista facendo fare il lavoro sporco a Rutte e soci e alla fine la sua Germania ne esce alla grande: degli sconti sul bilancio e della tenuta dell’Italia saranno i tedeschi i primi a beneficiarne. E se vorremo fare le nostre riforme dovremo, come sempre, chiedere il permesso a lei.

MACRON: 7

Si è messo a capo del “fronte del sud” e ci ha usato come al solito per sedersi al tavolo con la Merkel per le solite trattative a due. Porta a casa un bel po’ di soldi per la Francia passando da convinto europeista. Compitino svolto bene.

VON DER LEYEN: 5

Messa a capo della Commissione per una serie di compromessi al ribasso, aveva la grande occasione per mostrare leadership e capacità di visione per l’Europa del futuro. Invece si è persa nei rimpalli di responsabilità tra Commissione, Consiglio, Ecofin, Eurogruppo e la risposta è arrivata tardi. Serviva un guizzo per immaginare un meccanismo per far arrivare risorse subito e non l’ha avuto. Insiste sulle solite priorità che però sono state spazzate via dalla crisi. Basso profilo.

MICHEL: 5,5

Il suo essere belga, abituato a mille compromessi (e ad anni senza governi) ne fa l’anguilla perfetta per provare a dimenarsi tra fronte del sud, frugali, Visegrad e l’asse franco-tedesco. Alla fine sceglie il porto sicuro di Merkel e Macron e porta a casa l’accordo. Ma non é un leader. 

RUTTE: 8

Si intesta la battaglia contro i sussidi a fondo perduto per i Paesi più colpiti dalla crisi.  Guida lui il fronte dei frugali, che partono in quattro e arrivano in cinque tirando a bordo anche la Finlandia. Porta a casa un taglio consistente ai sussidi (da 500 a 390 miliardi), l’aumento degli sconti fiscali al bilancio europeo, l’aumento del prelievo fiscale sui dazi doganali (grande vantaggio per il porto di Rotterdam) e un fondo Ue da 5 miliardi per il post-Brexit. E soprattutto continuerà a farsi gli affari suoi con il dumping fiscale. Mattatore.

ORBÁN: 8

Entra al vertice come il nemico dell’Europa. I soliti ultra-europeisti vogliono fargli la pelle condizionando gli aiuti al “rispetto dello Stato di diritto” con cui lo ricattano da anni. Lui tiene compatto il blocco di Visegrad, capisce la difficoltà del “fronte del sud” e gli offre una sponda contro Rutte e i frugali. Porta a casa un compromesso sibillino ma di sicuro non gli fanno male. E da oggi non potranno più raccontare che é lui il nemico dell’Europa. Irriducibile.