Politica

Riforme, i conti di Renzi non tornano. Allarme numeri a Palazzo Chigi


Di Alberto Maggi (@AlbertoMaggi74)


La maggioranza tiene, per ora, a Palazzo Madama sul ddl Boschi. Le pregiudiziali di costituzionalità e la sospensiva (cioè il ritorno in Commissione) sono state bocciate con 171 voti. A questo, quindi, il governo si è fermato a quota 171, ovvero due voti in meno rispetto a mercledì, quando il calendario dei lavori era passato con 173 sì.

Tra i renziani, però, scatta la preoccupazione. I senatori della minoranza dem avevano annunciato il loro voto contrario sulle pregiudiziali e sulla sospensiva - e così hanno fatto in Aula - salvo poi confermare i loro emendamenti sull'articolo 2 e non solo. A questo punto tutto dipende dalla decisione del presidente Grasso, ovvero se ammetterà o no gli emendamenti al secondo articolo del ddl Boschi, quello che riguarda l'elezione dei componenti del nuovo Senato. Il tutto con la minaccia di Renzi - nel caso in cui Grasso dia ragione alle opposizioni - di presentare un articolo per l'abolizione totale del Senato.

Il pallottoliere del Pd, tenuto da Luca Lotti, comincia a preoccupare non poco il presidente del Consiglio e la ministra Boschi. Se ai 171 voti dell'Aula su pregiudiziali e sospensive togliamo i 28 senatori della sinistra dem i numeri a favore della maggioranza diventano 143, drammaticamente (per Renzi) ben al di sotto del quorum di Palazzo Madama. Senza contare i 12 senatori di Ncd-Area Popolare che potrebbero votare contro l'esecutivo dopo che il Pd ha bocciato l'ipotesi di rivedere l'Italicum. Non solo, anche le tre senatrici tosiane di 'Fare!' hanno fatto un passo indietro annunciando che "valuteranno caso per caso" e che il loro voto per la maggioranza non è scontato.

A favore di Renzi resta l'ipotesi che un drappello di senatori di Forza Italia orfani del Patto del Nazareno e vicini a Dennis Verdini, pur senza essere entrati nel gruppo Ala, voti con la maggioranza (o quantomeno esca dall'Aula). C'è poi la possibilità di sfoltire il gruppo della minoranza dem. Ma il premier-segretario, per evitare un clamoroso scivolone, dovrebbe convincere almeno quindici dissidenti del suo partito. Un'impresa non facile.

Sullo sfondo - spiegano fonti dem, vicine a Renzi - la conferma che se la riforma venisse snaturata, ad esempio con l'approvazione anche di un solo emendamento a favore del Senato elettivo, ci sarebbero le immediate dimissioni del premier nella mani del Capo dello Stato. A quel punto, come ha spiegato Alfano, Renzi, da segretario del Pd, direbbe che esiste solo questo esecutivo o le elezioni anticipate. L'ipotesi più probabile sarebbe un ritorno alle Camere per un nuovo voto di fiducia. E, in caso di bocciatura, si correrebbe dritti al voto con l'Italicum per la Camera e il Consultellum (proporzionale) per il Senato.