Politica
Pd, Schlein sempre più isolata. Il piano (che piace a Ursula e al Colle) per portare Gentiloni segretario
La linea filo-M5S fa infuriare sempre più esponenti Dem

Elly Schlein
Decisive le elezioni regionali. Inizia a serpeggiare malumore anche tra i fedelissimi di Franceschini
Non c'è pace per Elly Schlein. Carlo Calenda lo ha fatto capire in modo chiaro e netto lanciando la candidatura a Palazzo Chigi, alle prossime elezioni politiche, di Paolo Gentiloni, ex commissario europeo molto vicino a Ursula von der Leyen e che non condivide per niente la decisione della segretaria Dem di votare contro il piano di riarmo da 800 miliardi di euro della presidente della Commissione Ue.
Fonti Dem spiegano che Calenda ha esattamente affermato ciò che molti, sempre di più, nel Pd pensano e cioè che l'unico in grado di poter competere con Meloni per la guida del Paese è Gentiloni e non Schlein. La segretaria ancora non si sa se andrà alla piazza romana pacifista di sabato del M6S e questo atteggiamento di continua rincorsa di Giuseppe Conte irrita moltissimo i liberali, cattolici e moderati del Pd.
Da Romano Prodi a Lorenzo Guerini passando per Pina Picierno e Piero Fassino - solo per citare i nomi più famosi - sono molti nel Pd che attendono un passo falso della segretaria per la rivoluzione interna. "In politica può accadere di tutto, anche all'improvviso", spiegano fonti della minoranza Dem. Fondamentali saranno le elezioni regionali, se Schlein dovesse fallire la riconquista delle Marche con il suo candidato Matteo Ricci e perdere la Campania per la disastrosa gestione del caso Vincenzo De Luca allora sì che partirebbe lo tsunami interno.
Per il momento Dario Franceschini sembra stare ancora con la segretaria ma anche tra i fedelissimi dell'ex Margherita e Area Dem inizia a serpeggiare malumore. E più Matteo Renzi si sposta a sinistra più Carlo Calenda va a destra dimostrando così plasticamente come il fronte unito delle opposizione non esista e non sia mai esistito. Ma non solo sulla politica estera, basti pensare che sulla giustizia Azione ma anche Italia Viva e PiùEuropa hanno votato con il governo o si sono astenuti. Ma anche sui referendum della Cgil di giugno sul lavoro la spaccatura nel Pd sarà profonda e dolorosa.
Da qui le insistenti, continue e quotidiane voci di dissapori e fibrillazioni. Come una pentola a pressione pronta ad esplodere. D'altronde il progetto che piace a Bruxelles (Ursula) e che sarebbe gradito molto anche al Quirinale è quello della maggioranza europea o tedesca e quindi forze europeiste, moderate che taglino fuori le ali estreme, soprattutto M5S e Lega. E per arrivare a questo obiettivo, che è quello di Calenda ma anche di Gentiloni e probabilmente di una parte di Forza Italia (sicuramente dei figli di Silvio Berlusconi e di Gianni Letta) la segretaria del Pd non può chiamarsi Elly Schlein.
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