Politica
“Torino provinciale con Appendino e M5S. Ora primarie per cambiare rotta"

Parla l’ostunese Enzo Lavolta, 41 anni, espressione del Pd, già vicesindaco del capoluogo piemontese dal 2011 al 2016 nella giunta guidata da Piero Fassino
“Sono convinto che Chiara Appendino non vede l’ora che finisca il mandato di sindaco. Ha ottenuto sinora pessimi risultati. Per questo motivo sta sgomitando, alla ricerca ora di una visibilità politica che le possa permettere di ottenere una collocazione dignitosa, tipo un incarico di governo, ma lontano da Torino, chje ha reso una città provinciale”: parole di Enzo Lavolta, esponente del Pd che ha lanciato la sfida delle primarie in vista delle elezioni amministrative del prossimo anno.
Lavolta è nato a Ostuni 41 anni fa, ma ha sempre vissuto a Torino.Di professione consulente del lavoro, è stato consigliere circoscrizionale nel 2001 con i Ds, poi consigliere comunale (dal 2006), vicesindaco e assessore all’Innovazione, ai Lavori Pubblici, all’Ambiente e all’Igiene urbana dal 2011 al 2016 con Piero Fassino sindaco. Ora è vice presidente vicario del Consiglio comunale . Ha annunciato che parteciperà alle primarie del Pd, che si svolgeranno a novembre, per la scelta del candidato sindaco di Torino alle elezioni del 2021. In questi giorni Enzo Lavolta è in vacanza a Ostuni. “Se non trascorro un periodo in campagna nella città natale è come se non facessi le vacanze”.
Lavolta, lei è pronto alle primarie. Ma il Pd e il segretario Zingaretti insistono per un accordo con il M5S per le amministrazioni locali.
“Le primarie appartengono al dna del Pd. Non mi pare che a Torino ci sia un M5S non dialogante. Io sono un sostenitore di Zingaretti, ma l’annuncio del sindaco di Roma, Virginia Raggi, di volersi ricandidare, chiude ogni ipotesi di alleanza”,
Lei è arrivato a Torino quando i meridionali venivano emarginati e ghettizzati. Ha subito questa condizione?
“ Ho sentito raccontare tante volte questa condizione, ma non l’ho mai subita in prima persona. Ho sempre rivendicato con profondo orgoglio le mie origini. Posso dire che le mie origini mi hanno aiutato a capire la complessità della grande città e la necessità di non prescindere nella scelte dai bisogni dei cittadini.
Ha figli? Ritiene che il suo percorso di radicamento nei valori di una famiglia del Sud possa valere anche in futuro?
“Ho una figlia di 10 anni, e voglio che diventi cittadina del mondo. Ma che non dimentichi i luoghi che hanno rafforzato i valori della sua famiglia. Continuo a mantenere rapporti con molti ex studenti pugliesi del Politecnico di Torino che incontro volentieri quando torno a Ostuni”.
Torino riesce a offrire opportunità alle eccellenze che si formano in città?
“Oggi a Torino si registra il tasso di occupazione giovanile più basso tra le città del Nord. Si è spento il dibattito culturale di coloro che arrivavano e custodivano il valore di origine. Mancano i rapporti. La città offre sempre meno opportunità”
Colpa del sindaco Appendino e della sua amministrazione?
“Nel 2016 bisognava aprirsi al mondo, serviva più politica ma ha vinto l’antipolitica. La città si è chiusa in se stessa, è diventata più piccola. Torino è sempre stata la città della Fiat e della Juventus, attrattiva e capace di diventare punto di riferimento di nuove imprese. La trasformazione societaria della Fiat e il nuovo modello di governance hanno cambiato il volto della città industriale. Le amministrazioni di centrosinistra hanno cercato di capire e aiutare questo cambiamento. Quando ero assessore all’Innovazione, riuscimmo a entrare in Eurocities, la più grande rete europea orientata a costruire città smart”.
Con quali risultati?
“Nel 2016 Torino ha conquistato il secondo posto nella classifica di Capitale europea dell’Innovazione, dietro Amsterdam e prima di Parigi. Quel riconoscimento conferito dalla Commissione europea poneva le premesse per ulteriori risultati attraverso una collaborazione tra pubblico e privato. E’ accaduto invece che negli anni successivi siamo scomparsi dalla rete internazionale”.
Perché?
“Il sindaco Appendino ha alimentato la retorica delle piccole cose. Ma anche per far funzionare le piccole cose è necessario avere una idea di città, in rapporto con le imprese che possono esprimere e garantire innovazione. Bisogna saper lavorare per costruire un sistema di relazioni. A Torino vi è un potenziale inespresso che non trova sbocchi. Il distretto dell’aerospazio, ad esempio, ospita aziende che contribuiscono a importanti missioni spaziali, ma si ha l’impressione che quelle aziende fatichino a relazionarsi con il sistema locale, così che lo stesso sistema perde in termini di attrattività e di opportunità di crescita. Abbiamo posto le condizioni per trasformare Torino nella città dell’aerospazio, la Appendino non è stata capace di dare seguito a questo progetto. Ma non è il solo caso di arretramento”.
A cosa si riferisce?
“In passato abbiamo lavorato per dare un contributo in termini di competenze con una agenda urbana che avesse come riferimento la sostenibilità. Oggi a Torino, all’interno dell’Enrivonment Park, il Parco scientifico tecnologico per l’ambiente, si sperimenta l’utilizzo dell’idrogeno nel trasporto ferroviario e su altri progetti di ricerca. L’amministrazione deve essere capace di setacciare competenze e convincerle che lì c’è il futuro. La Appedino vada a Roma e si batta per dare un futuro a queste idee. Purtroppo l’Amministrazione comunale ha mortificato lo sforzo e l’entusiasmo di tanti anni di lavoro. Ora Torino è una città provinciale”.
La delega all’Innovazione nella giunta Appendino è stata affidata a Paola Pisano, che ora è ministro per l’Innovazione digitale nel governo Conte bis.
“Paola Pisano ha riconosciuto al momento dell’insediamento il lavoro che noi avevamo svolto con il Living Lab nato nel 2014. Poi è prevalsa in lei l’essere una accademia. Le riconosco grandi competenze teoriche, che però sono sfociate in una incapacità amministrativa. Faccio l’esempio della carta d’identità elettronica. Per ottenere il rinnovo della carta di identità ora sono necessari 3 mesi. Una vergogna”.