Economia

Caro benzina, Renzi e Travaglio all'unisono: "E' colpa di Meloni e Salvini"

Di Lorenzo Zacchetti

I benzinai si difendono dall'accusa di speculazione: "Noi siamo la parte lesa. Gli aumenti sono in linea con l'incremento delle accise"

"Speculazioni? Polemiche pretestuose e strumentali"

Incredibile, ma vero. Per una volta, gli acerrimi nemici Matteo Renzi e Marco Travaglio sono d’accordo. A farli convergere sulla stessa posizione è l’aumento della benzina, che il leader di Italia Viva commenta in questo modo: "Dopo aver aumentato le accise Meloni e Salvini si domandano preoccupati chi abbia fatto impennare il prezzo della benzina. Per avere la risposta non serve una commissione di inchiesta, è sufficiente che si facciano un selfie". 

Un punto di vista praticamente identico a quello del direttore del Fatto Quotidiano, che sulla sua edizione odierna ha titolato: “Indagano sulla benzina, ma i colpevoli sono loro”. Marco Travaglio, peraltro, aveva ampiamente esposto il suo pensiero anche a “Otto e mezzo”, incolpando il governo degli aumenti che stanno gravando sugli automobilisti.

Va nella stessa direzione anche Angelo Bonelli, co-portavoce nazionale di Europa Verde, per il quale il caro benzina è “una scelta politica economica voluta dal governo che se la prende con la speculazione. Giorgia Meloni dice che non è colpa sua e che la riduzione delle accise è nel programma di coalizione, ma allora perché il costo del carburante è alle stelle? Il governo sapeva benissimo che dal 1 gennaio ci sarebbe stato lo stop al blocco degli aumenti delle accise sulla benzina e sui carburanti, non menta agli italiani e si metta seriamente a riflettere su come diminuire l’impatto del rialzo su famiglie e imprese, già provate dal caro energia”.

Secondo il deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, bisogna “investire considerevolmente sul trasporto pubblico, guardando al di là dell’urgenza legata all’aumento del costo del carburante per abbracciare anche la salvaguardia dell’ambiente, della salute, dei tempi di vita delle persone, spesso costrette nel traffico e di restituire gli extra profitti energetici a famiglie e imprese”. 

L’Italia ha un deficit di trasporto pubblico inaccettabile: una delle ultime in Europa, con soli 223 km di metropolitana mentre la sola città di Madrid ne possiede 290 km. Nell'ultima Legge di Bilancio, inoltre, è saltato il fondo per il trasporto rapido di massa: l’Italia ne possiede 5,3 km per milione di abitanti, mentre la Germania 22,3 km. In sostanza, il TPL va alla deriva mentre Salvini gioca con i conti pubblici dello Stato, riproponendo ancora una volta il Ponte sullo Stretto di Messina, senza saper dire quanto costerà".

Rispetto alle presunte “speculazioni” da parte dei benzinai, arriva una secca smentita da parte di Giuseppe Sperduto, presidente di Faib, la Federazione dei gestori carburanti di Confesercenti: “I dati del Ministero dell’Ambiente confermano che, nella prima settimana dell’anno, gli aumenti dei prezzi alla pompa sono stati in linea con l’incremento dovuto al ripristino delle accise”.

Per replicare alle “polemiche pretestuose e strumentali”, Faib ha chiesto un incontro urgente al governo: "Quando c’è un problema lo si affronta con i protagonisti del settore e non con le polemiche e le accuse generiche che servono solo ad alzare polveroni per coprire responsabilità e finalità politiche diverse. I gestori carburanti in questa vicenda sono parte lesa: sia per il rincaro dei costi finanziari che per quelli gestionali delle transazioni elettroniche, che si mangiano un terzo del loro margine, sia come gestori perché con l’aumentare del prezzo diminuiscono gli erogati”.

“Quando in un mese - con il ripristino pieno delle accise - si aumenta il carburante di 30 centesimi al litro, riportando così la quota fiscale ai livelli record in Europa, in una fase economica della vita del Paese estremamente complicata, è difficile credere che ci fosse qualcuno che non si aspettasse contraccolpi sociali ed economici. Le Associazioni dei gestori - ricorda Sperduto - lo denunciavano già da ottobre scorso, nel silenzio generale. Ora appare quantomeno una forzatura che qualcuno parli di speculazioni, senza ricordare che il primo a speculare fu il Governo precedente che scaricò sulle spalle dei gestori per 9 mesi il taglio di 30 centesimi sulle giacenze di carburante del 22 marzo 2022 senza prevedere alcun rimborso di quelle somme”.