Economia
Italvolt in crisi, tramonta il progetto della gigafactory made in Italy

Alla fine del 2022, Italvolt aveva debiti per 5,5 mln su un attivo di quasi 10. La situazione patrimoniale a marzo mostrava perdite non ripianate per oltre 3,8
Italvolt in crisi, tramonta il progetto della gigafactory made in Italy
Quella che doveva essere una delle più grandi fabbriche di batterie elettriche in Europa, dal valore di 4 miliardi di euro, situata tra Ivrea nell'area ex Olivetti e Termini Imerese sulle ceneri della ex fabbrica di auto Fiat (ora Blutec), sta ora cercando una difficile via di salvezza, come riportato da Mf. Recentemente, Rosa Grippo, giudice delegato del tribunale di Milano, ha consentito a Italvolt di partecipare al procedimento unitario di composizione della crisi, in preparazione per la presentazione di un piano di concordato, nominando Antonino Ficalora come commissario. Italvolt è di proprietà dell'imprenditore svedese Lars Carlstrom, il cui progetto prevedeva la realizzazione di una fabbrica con una capacità di produzione di 45 GWh di batterie completamente sostenibili, sufficienti per alimentare 550.000 auto elettriche all'anno. Nonostante le dichiarazioni del magnate svedese, l'accordo di esclusiva con Prelios sui terreni non è stato rinnovato.
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La crisi di Italvolt si è aggravata quando il suo consiglio sindacale ha presentato una richiesta di liquidazione giudiziale al tribunale e quando Pininfarina, creditrice dell'azienda, ha intrapreso azioni legali. La divisione Architettura di Pininfarina aveva progettato la gigafactory. Carlstrom ha cercato di offrire speranza attraverso la procedura concordata, sostenendo nel ricorso presentato in tribunale che c'è "ferma volontà del socio di maggioranza di voler proseguire l'attività, avendone le concrete possibilità ed essendo inalterate le aspettative di nuova finanza, in quanto vi sono forti segnali degli investitori che confermano la loro totale volontà di portare a termine il progetto della gigafactory, così come richiesto oggi dal mercato dell'energia". Nel ricorso, la crisi di Italvolt viene attribuita alla fase iniziale del progetto, prolungata a causa delle difficoltà burocratiche, limiti ambientali ed ambientalistici, e ritardi nelle trattative con le istituzioni locali, che hanno ostacolato gli investitori nel rispettare le promesse e fornire i finanziamenti essenziali.
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Alla fine del 2022, Italvolt aveva debiti per 5,5 milioni su un attivo di quasi 10 milioni. La situazione patrimoniale a marzo mostrava perdite non ripianate per oltre 3,8 milioni, coperte abbattendo il capitale senza seguire la pianificata ricapitalizzazione di 20 milioni. I consulenti di Italvolt per il piano di concordato includono il commercialista Luis Campisi, lo studio Pbg come consulente fiscale, e Giovanni Falconieri dello studio Chiaruttini e Associati come attestatore.