Politica

"Dazi Usa? Andare in ordine sparso è ridicolo. Voce unica della Ue e schiena dritta". Su Affaritaliani.it la ricetta del Pd

Parla Misiani, responsabile economico del partito di Schlein

Di Alberto Maggi

"La guerra commerciale scatenata dalla nuova amministrazione americana provocherà danni enormi a loro e a noi, rallentando o annullando la crescita, distruggendo molti posti di lavoro e aumentando i prezzi per i consumatori"


"Quello che Trump ha chiamato il 'giorno della liberazione' sarà ricordato come un giorno nero per l’economia mondiale. La guerra commerciale scatenata dalla nuova amministrazione americana provocherà danni enormi a loro e a noi, rallentando o annullando la crescita, distruggendo molti posti di lavoro e aumentando i prezzi per i consumatori. La priorità per noi è attrezzarci per navigare in un mare molto più tempestoso e incerto. Reagire è necessario ma con l’obiettivo di portare Trump ad aprire un negoziato".

Il senatore Antonio Misiani, responsabile economico del Partito Democratico, intervistato da Affaritaliani.it, risponde alla domanda sui dazi Usa imposti dal presidente Donald Trump che scattano oggi, 2 aprile, e su quale dovrebbe essere la risposta dell'Unione europea e su che ruolo potrebbe giocare il governo italiano e in particolare Giorgia Meloni.

"Sarà un confronto molto duro e spigoloso, lo dobbiamo affrontare con una voce unica e con la schiena dritta, non con le mani alzate come dicono Salvini e altri. Andare in ordine sparso è ridicolo: l’Italia da sola ha un Pil che vale meno di quello del Texas. L’Unione europea invece è la terza potenza economica e la seconda per il commercio estero, con 450 milioni di abitanti, un Pil di 19 mila miliardi di dollari e 4 mila miliardi di esportazioni di beni e servizi", sottolinea l'esponente Dem.

"Secondo punto: aprire nuovi mercati è vitale. L’Asia, l’area del Golfo persico, l’Africa sono opportunità importanti. Il trattato di libero scambio con il Mercosur va ratificato, è una scelta che spetta ai governi dell’Unione e l’Italia può essere l’ago della bilancia", aggiunge.

"Terzo punto, ma non certo l’ultimo in ordine di importanza: se la globalizzazione si avvia al tramonto, il ruolo della domanda interna europea e italiana diventa cruciale. Puntare sul mercato interno porta però con sé la necessità di scelte coraggiose. Non è il tempo della melina: il mercato unico europeo va completato, superando barriere che limitano le potenzialità di sviluppo di tanti settori. Il rapporto Letta ha dato indicazioni precise, da questo punto di vista. A livello nazionale, l’Italia deve abbandonare il modello di crescita trainata dalle esportazioni e basata sulla compressione dei salari e dei diritti dei lavoratori. La digitalizzazione della domanda interna passa da livelli salariali più alti, una distribuzione del reddito più equa, una forte spinta agli investimenti pubblici e privati", conclude Misiani.

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