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Juventus, nuove accuse per falso in bilancio: "Prassi nascondere documenti"

La manovra stipendi del 2019-2020 riguarderebbe un differimento di tre stipendi su quattro e non una rinuncia delle mensilità
Juventus, inchiesta sulle plusvalenze: nuove perquisizioni a tappeto
La procura di Torino ha portato avanti nuove perquisizioni in tutta Italia nell'ambito dell'inchiesta sulle presunte plusvalenze della Juventus, che coinvolge i vertici del club bianconero. Questa volta l’intervento ha riguardato la gestione degli stipendi ai calciatori durante la prima fase della pandemia. Secondo i magistrati "sono emersi indizi concreti circa l'esistenza di plurime scritture private" fra la società e i rappresentanti dei calciatori che non risultano "depositate presso gli organi competenti".
Le perquisizioni, finalizzate alla ricerca delle carte, sono state ordinate a carico di un avvocato che lavora nello studio legale torinese Weigmann, di tre professionisti che operano nello studio legale milanese Withers, di un avvocato dello studio legale milanese Legance, di un professionista di Roma. Gli studi legali non sono coinvolti nell'indagine e gli avvocati in questione non sono indagati.
Le carte attestanti le scritture private per concordare riduzioni e integrazioni degli stipendi non sono state trovate durante precedenti perquisizioni nella sede della Juve. Secondo quanto risulta dai documenti dell’indagine, custodire alcuni documenti riservati fuori dalla sede per poi procedere alla loro eliminazione una volta esaurito il loro scopo di garanzia è una prassi comune.
Secondo la procura, contrariamente a quanto sostenuto dalla Juventus, riguardo alla "manovra stipendi" del 2019-20 non si tratterebbe della "rinuncia a quattro mensilità", così come compare nella relazione finanziaria del 30 giugno 2020, ma a un semplice differimento di tre stipendi su quattro. Persistono i dubbi dei magistrati circa il percorso contabile seguito dal club piemontese.