Culture
E' arrivata la nuova era glaciale. Sopravvissuti? Solo sullo snowpiercer








di Lorenzo Lamperti
@LorenzoLamperti
Esistono film che voi umani non potete immaginare. Snowpiercer è una di quelle opere che diventeranno di culto, uno di quei film che resteranno nell’immaginario. È questa l’impressione al termine della visione del film più costoso della storia del cinema coreano.
DISTOPIA - 1° luglio 2014. Sulla Terra si è scatenata una nuova Era Glaciale. L’umanità è stata cancellata. Gli unici sopravvissuti sono rinchiusi in un treno rompighiaccio (Snowpiercer, appunto) che corre senza sosta intorno al globo. Nella testa della locomotiva c’è Wilford, l’inventore del treno. Poi i passeggeri di prima classe, coccolati e viziati. In coda ci sono i disperati. Ammassati, mutilati, affamati. Curtis dà il via alla rivolta. Vuole arrivare in testa al treno e prenderne il comando.
Il film di Bon Joon-ho è uno di quelli che colpisce l’immaginario e lo fa in maniera potente. Il regista coreano e gli attori internazionali, da Chris Evans a Ed Harris fino all’irriconoscibile Tilda Swinton, gettano lo spettatore in un mondo distopico eppure così verosimile. E proprio per questo ancora più, è proprio il caso di dirlo visto il contesto climatico, agghiacciante. Una situazione così surreale come quella di dover vivere per sempre a bordo di un treno è vissuta come credibile dallo spettatore, messo di fronte a un perturbante misto di realtà e suggestione.
UTOPIA O ANARCHIA – La bellezza di Snowpiercer è che riesce a unire il puro entertainment a una riflessione non scontata su tematiche sociali e persino politiche. Si tratta innanzitutto di un bel film di fantascienza, godibile e divertente. Il treno di Joon-ho è la metafora del mondo contemporaneo. Chi è ricco è sempre più ricco, chi è povero è sempre più povero. E il più povero si ribella contro il più ricco. Questo è il primo livello del film, ma la disamina sociale di Snowpiercer è ben lontana dal fermarsi qui. Joon-ho va oltre e riflette non solo sul sistema in sé ma anche sulla ribellione. Un po’ come in 15 Million Merits, seconda puntata della serie tv britannica Black Mirror, il sistema prevede, anzi richiede, la rivolta. La rivolta fa parte essa stessa del sistema, ne è una parte necessaria. Per questo sono davvero avvincenti gli ultimi 20 minuti del film. E allora che cosa serva davvero all’umanità: sovvertire l’ordine costituito del mondo oppure distruggerlo e crearne uno nuovo?