Culture
The Imposter, se la bugia è realtà. La storia vera del nuovo Zelig
di Lorenzo Lamperti
@LorenzoLamperti
"Tutto iniziò quando mi chiesero se avevo letto Moby Dick". Comincia da questo episodio la volontà di Leonard Zelig, protagonista del mitico mockumentary di Woody Allen, di mimetizzarsi. Cambiare convinzioni, ideali, esperienze, persino aspetto fisico, per essere accettati. A poco più di 30 anni di distanza dal capolavoro del regista di Manhattan arriva nelle sale italiane "The Imposter", opera prima del 2012 del regista Bart Layton. E' la sconvolgente storia vera di Frédéric Bourdin, uno tra i più celebri ladri d'identità a livello mondiale. A metà tra documentario e film di finzione, tra inchiesta giornalistica e dramma psicologico, The Imposter mescola sapientemente vari generi cinematografici in un'elettrica riflessione sulla sottile linea rossa tra bugia e verità.
IL CAMALEONTE - Frédéric Bourdin esiste davvero. E' nato nel 1974 in Francia. Conosciuto come il "camaleonte", è tra i più celebri ladri di identità al mondo. Si stima che abbia assunto più di 500 false identità sin da quando era molto giovane. Nicholas Barclay invece è sparito il 13 giugno 1994, quando aveva 13 anni. Nessuno ha più sue notizie fino al 1997, quando la famiglia di Nicholas riceve una telefonata dalla Spagna. Nicholas è stato ritrovato. In realtà è Frédéric che si spaccia per lui. Quando la sorella di Nicholas arriva in Spagna per portarlo a casa è convinto che la sua menzogna venga smascherata, ma incredibilmente non è così. Frédéric comincia una nuova vita, la vita di qualcun altro. La famiglia di Nicholas lo accetta nonostante le evidenti differenze fisiche e le diversità di pronuncia. Ma le indagini di Charlie Parker, un investigatore privato, getta una nuova, inquietante, luce su tutta la vicenda...
TRA BUGIA E VERITA' - Layton costruisce un film agghiacciante, penetrante. La regia è precisa come un orologio svizzero. Le pause nelle parole di Frédéric e la musica di sottofondo arrivano sempre al momento giusto per alimentare la tensione che piano piano prende il sopravvento nello spettatore. Sospeso tra documentario e dramma psicologico, tra cinema d'inchiesta e persino thriller, The Imposter è prima di tutto una riflessione a tutto tondo sulla realtà, sulle cose che vediamo e su quelle che vogliamo vedere. Il montaggio, perfetto, contribuisce a creare un appassionante ibrido tra cronaca e racconto. I protagonisti della vicenda hanno versioni diverse, spesso contrastanti. Layton ce le presenta tutte senza filtri e giudizi dall'alto. Lo spettatore diventa allora come la famiglia di Nicholas: può decidere a chi credere. A Frédéric, alla famiglia di Nicholas, all'investigatore Charlie Parker, a nessuno di loro. Ogni volta che lo spettatore crede di aver capito dove sta la verità una nuova svolta rimette tutto in discussione. E allora, a differenza che in Zelig di Woody Allen, i riflettori si spostano dal camaleonte al resto degli uomini. Non è tanto importante perché il camaleonte dice di aver letto Moby Dick nonostante non lo abbia fatto, quanto invece l'effetto che questa bugia ha sul mondo circostante. Una bugia che si mescola alla verità. Una verità con la v minuscola, quasi superflua, sfaccettata e difficile, se non impossibile, da decifrare.